Il traguardo è storico. L’intelligenza artificiale di Elon Musk, Sam Altman e Dario Amodei è pronta allo sbarco a Wall Street. SpaceX, OpenAI e Anthropic scaldano i motori per un’ondata di offerte pubbliche iniziali destinata a riscrivere le regole della finanza globale. La stima per la raccolta complessiva sfiora i 200 miliardi di dollari, una cifra in grado di superare tutti i capitali attratti dalle Ipo americane dal 2022 a oggi.
L’euforia intorno all’AI domina il mercato. Sean Tang, analista di Morgan Stanley, chiarisce le prospettive: «La portata, la durata e l’importanza strategica degli investimenti per l’intelligenza artificiale significano che il loro finanziamento rimarrà un tema centrale per gli anni a venire». Ma non mancano i rischi.
La sfida tra i pionieri
La sfida tra i tre pionieri, inasprita dalle partenze al vetriolo di Musk e Amodei rispetto a OpenAI, si sposta sui mercati pubblici. Il 2026 si profila come l’anno dei record assoluti. SpaceX ha depositato il modulo S-1 alla Sec, con Goldman Sachs e Morgan Stanley nel ruolo di capofila del consorzio di collocamento.
L’azienda aerospaziale punta a debuttare al Nasdaq il 12 giugno con una valutazione di 1.750 miliardi di dollari, cercando capitali freschi per 75 miliardi. OpenAI, valutata 852 miliardi e assistita a sua volta da Goldman Sachs e Morgan Stanley, prepara la documentazione riservata per quotarsi in autunno. Anthropic, vicina a un round circa 50 miliardi per un valore di 900 miliardi, segue a ruota. Le risorse per assorbire l’urto abbondano.
Peter Hébert, co-fondatore di Lux Capital, traccia le proporzioni del fenomeno. «Una mega-raccolta da 75 miliardi da parte di SpaceX non sarebbe nemmeno la più grande annunciata dall’inizio del 2026, primato detenuto da OpenAI», ricorda. Non solo. Citi rimarca l’abbondanza di risorse. «Oggi ci sono quasi 8.000 miliardi nei fondi monetari. Assorbire il flottante di SpaceX è solo l’1 per cento di questa cifra», si sottolinea.
Non c’è ancora un utile consolidato
I conti economici, come rammentato da Wells Fargo, impongono però una profonda riflessione a causa di bilanci poco fruttuosi, almeno per ora. Nessuna delle tre aziende genera un utile annuale consolidato. SpaceX ha registrato una perdita netta di 4,28 miliardi nell’ultimo trimestre, dopo un rosso di 4,94 miliardi nel 2025. I ricavi dipendono per il 69% da Starlink, mentre spazio e intelligenza artificiale bruciano cassa.
Nel prospetto della società di Musk, 14 delle prime 16 pagine sono un manifesto di immagini spaziali. Tante, troppe. L’azienda ammette una storia di perdite e la necessità di ingenti spese strutturali. Le metriche sfidano i parametri tradizionali. Un valore di 1.750 miliardi pone SpaceX a scambiare 91 volte i 19 miliardi di ricavi dell’ultimo anno.
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Dan Coatsworth, responsabile dei mercati di AJ Bell, fa notare un dettaglio sui numeri e sul controllo dell’85% dei diritti di voto in mano a Musk. Ovvero che «questa valutazione porrebbe SpaceX a 67 volte le vendite attese, tre volte la valutazione di Nvidia». Ciò implica che la società «potrebbe essere più ricca di un piatto di patate alla dauphinoise». Il quadro per OpenAI risulta ancora più estremo.
L’azienda ha incassato 6 miliardi di entrate nel trimestre, ma ha avvertito i soci di prevedere un consumo di cassa pari a 600 miliardi prima di raggiungere l’utile nel 2030. Anthropic aspetta il suo primo trimestre in attivo con profitti operativi per 559 milioni, ma i margini sembrano transitori dopo l’accordo per spendere 15 miliardi all’anno in potenza di calcolo con SpaceX.
Tra sogni e pragmatismo
I grandi sogni incantano i capitali privati ma rischiano uno scontro frontale con il pragmatismo dei listini azionari. Il fantasma di WeWork e del suo fallito sbarco in Borsa nel 2019 aleggia su Wall Street per ricordare i pericoli delle missioni utopiche. La dipendenza di queste valutazioni dal successo di tecnologie inesplorate richiede un significativo atto di fede. La promessa di OpenAI di raggiungere l’intelligenza artificiale generale serve a giustificare spese stellari, ma la tolleranza degli investitori pubblici resta un mistero.
In mezzo a tanta euforia, anche gli analisti di Brevan Howard tratteggiano uno scenario fosco, complice la circolarità degli investimenti. «Se OpenAI e Anthropic non riescono a fare soldi, l’intera impalcatura crolla. OpenAI potrebbe quotarsi tra un paio di mesi facendoci capire che non produrrà mai utili, e quella potrebbe essere la fine», si spiega in un rapporto riservato ai clienti istituzionali.
Anche John Blank, capo stratega azionario di Zacks, suona l’allarme per frenare gli entusiasmi e mette in guardia da una possibile bolla. «Lo considero un picco del mercato. Tutti sanno che il culmine è vicino. Nel 1999 abbiamo assistito alla stessa situazione», ha evidenziato in una nota. L’apertura dei bilanci all’occhio del pubblico segnerà il momento della verità, secondo Toronto Dominion Bank.

Le tre società, si evidenzia, dovranno tradurre le promesse in profitti tangibili. In caso contrario, la più imponente ondata di quotazioni della storia della finanza diventerà un evento epocale. A oggi, non v’è certezza su quale sarà l’esito. Capire come conciliare l’euforia contro la razionalità sui fondamentali sarà il nodo da sciogliere per gli investitori globali.
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