Claudio e Vanessa Carioggia non hanno dubbi: «Almeno uno dei ladri che, nella notte tra sabato e domenica, hanno svaligiato la nostra casa d’aste Sant’Agostino è venuto qui prima, quando i gioielli e gli orologi erano esposti al pubblico per essere visti e valutati. I pezzi, come è abitudine, sono rimasti esposti nelle vetrine per cinque giorni qui nella nostra sede di corso Tassoni, fino a sabato alle 18. Saranno arrivate circa 300 persone per farsi un’idea e capire cos’è che veniva battuto all’asta. Noi abbiamo un sistema di telecamere che riprende chi entra nella galleria. Quindi avranno registrato anche i malviventi, o chi è venuto per loro a fare un sopralluogo. Perché dai filmati delle telecamere si vede chiaramente che non hanno la minima esitazione, vanno dritti verso la saletta dove erano custoditi orologi e preziosi».

Cosa si vede nelle immagini di sorveglianza
E, in queste ore, i carabinieri della Compagnia San Carlo, che hanno sequestrato i filmati, stanno analizzando frame dopo frame per cercare un appiglio. Un volto – anche camuffato – una particolarità fisica o un comportamento insolito dei visitatori, che possa indirizzare le indagini. Ma sarà tutt’altro che semplice. Perché, come ribadiscono i proprietari: «Sono professionisti, basti pensare che non hanno toccato un solo quadro. E, uno di quelli esposti, valeva più di 100mila euro. Ma poi non è così semplice piazzarli sul mercato nero». Dalle riprese si vedono chiaramente i quattro uomini, tutti incappucciati, con guanti e infilati in tute nere, che entrano nella galleria Sant’Agostino – dopo aver divelto le sbarre di una prima porta e scardinato un secondo ingresso blindato con l’impiego di uno o più flessibili – e, in appena quattro minuti arraffano centinaia di preziosi. Poi fuggono a bordo di una macchina guidata da un quinto complice.
Un colpo da oltre un milione
Molto probabilmente erano anche dotati di radio ricetrasmittenti e il furgone utilizzato per nascondersi mentre segavano le porte di ingresso era stato rubato cinque minuti prima in corso Regina Margherita. È di proprietà di un colorificio ed era parcheggiato in un piazzale a fianco dell’Hotel Royal. Per gli investigatori, coordinati dalla pm Rossella Salvati, segno che non hanno lasciato nulla al caso. «È un danno enorme perché la percentuale che noi percepiamo come intermediari serve anche per pagare gli stipendi alla ventina di dipendenti– evidenziano –. Tra l’altro, era una delle migliori aste da un po’ di tempo a questa parte e avevamo parecchie offerte». Perché il valore calcolato di circa un milione di euro è quello della base da cui parte l’asta. Ma poi, per aggiudicarsi un pezzo, c’è chi è pronto a rilanciare fino al doppio o al triplo: «Dipende da quanto ci tiene all’oggetto».
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Il sistema anti-intrusione
Oggi e domani verranno comunque messi all’asta i 450 pezzi non rubati: «Ci tenevamo per dare un segnale ai nostri clienti, è una cosa simbolica per dire che non molliamo». Ma i 350 pezzi rubati non potevano essere rinchiusi nel caveau blindato da una porta spessa mezzo metro e pesante una tonnellata? «Li abbiamo sempre tenuti nelle vetrinette anche perché non avevamo mai subito furti. Ora potenzieremo tutti i sistemi di allarme e di anti-intrusione» dicono i Carioggia.
Sul mercato dei gioielli rubati
Intanto è già partito il monitoraggio di siti web per capire se qualche prezioso trafugato viene messo in vendita. Ma, secondo gli inquirenti, è più probabile che alcuni preziosi in oro vengano fusi e trasformati in lingotti oppure finiscano in mano a ricettatori che sanno dove piazzarli. «Chiedo a chi compra degli orologi preziosi di prestare molta attenzione – avvertono i due fratelli – perché i ladri hanno lasciato le garanzie e le referenze di 150 di questi oggetti». «Gli interessi dei nostri clienti sono tutelati perché la Casa d’Aste dispone di una copertura assicurativa adeguata, già attivata anche a garanzia dei proprietari dei pezzi sottratti – avvertono i due proprietari –. È un impegno che onoriamo fino in fondo, come onoriamo da oltre cinquant’anni la responsabilità sull’autenticità di ogni opera che trattiamo»
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