Al Museo Egizio la moda tra le mummie: apre la mostra Hieroglam, il fashion ispirato ai faraoni

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Nefertiti, Cleopatra, gli scarabei, l’oro, i lapislazzuli: da sempre stilisti e artisti tornano a quel repertorio di immagini come a una riserva inesauribile di simboli. Al Museo Egizio di Torino quella fascinazione prende la forma di Hieroglam, una mostra (allestita fino al 15 giugno) che trasforma i segni della civiltà dei faraoni in una collezione fashion mettendo in relazione giovani designer con l’archeologia.

Il titolo già contiene la chiave del progetto: nasce dall’incontro tra “hiero”, dal greco hierós, sacro, e “glam”, abbreviazione di glamour, dunque una fusione tra dimensione rituale e spirituale e moda contemporanea.

Tra statue monumentali e reperti millenari, sono esposte creazioni realizzate dagli studenti delle sedi di Napoli e Milano dell’Accademia IUAD. Gli antichiamuleti diventano accessori rituali, le armature costruzioni sartoriali, mentre divinità, serpenti, occhi sacri e piramidi riaffiorano sotto forma di abiti scultorei, superfici luminose e tessuti stratificati.


Lo scarabeo Khepri, simbolo di rinascita, ispira corpetti in argilla bianca e accessori che evocano il tema della vita eterna. Gonne costruite attorno alla geometria della piramide si intrecciano a fili d’oro, bomber dorati e geroglifici ricamati sugli orli, mentre una doppia gonna plissettata in georgette sviluppa un motivo architettonico che richiama le piramidi. Alcuni look guardano invece ai rituali funerari. Una giacca smanicata dal collo alto richiama il processo della mummificazione con cristalli che evocano il natron, il sale utilizzato nei riti di purificazione, e perle blu ispirate ai lapislazzuli, pietra che accompagnava i defunti nel viaggio nell’aldilà. Il plastron si trasforma in un’armatura contemporanea realizzata in cemento, accostata a gonne in lino e cotone.

Accanto al lavoro degli stilisti in erba, una selezione di capi dell’Archivio di Ricerca Mazzini, da Issey Miyake (lo spettacolare abito argentato del 1994 dalla costruzione geometrica) a Gianfranco Ferré, da Roberto Cavalli ad Alexander McQueen – ricorda che la fascinazione della moda per l’Egitto attraversa tutto il Novecento e oltre. È un patrimonio iconografico che Schiaparelli traduce negli anni Trenta in gioielli-scarabeo e profumi dal flacone scultoreo. Chanel ne intercetta la dimensione simbolica per decenni, fino alla sfilata Métiers d’Art 2018/19 al Met di New York, ultimo atto firmato da Karl Lagerfeld. Galliano, per Dior, lo trasforma in teatro barocco e visionario: riferimenti alla Valle dei Re, estetiche da cerimonia, sfilate che sembrano rituali. E poi la cultura pop – Madonna, Beyoncé e Lady Gaga – che ha capito che quell’immaginario funziona ancora, sul palco come in passerella.

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