MILANO. Gli agenti in Italia ormai guadagnano dai club molto più che dai calciatori, che in realtà dovrebbero essere i principali destinatari dei loro servizi. È un meccanismo tipico del nostro sistema calcistico che porta il rapporto tra procuratori e società molto lontano dallo scopo originario di questa figura professionale. Basta consultare un dato piuttosto clamoroso presente nei registri della Figc. Dal 2015 al 2025, quindi fino all’ultima sessione estiva di mercato, gli agenti italiani e stranieri a contatto con i club di Serie A hanno incassato ben 1,98 miliardi di commissioni (357,2 milioni solo dalla Juventus, la società più munifica in questo ambito). Dai calciatori nello stesso periodo hanno ricavato 96,7 milioni.
Significa che nell’ultimo decennio i procuratori in Italia hanno agito come intermediari dei club più che come agenti dei loro assistiti. Con effetti piuttosto distorti. Prendendo in considerazione il 2025 gli agenti hanno incassato dai calciatori 10,4 milioni, una cifra vicina all’1% del monte-ingaggi totale lordo della Serie A, pari a 1,1 miliardi. Ma, secondo i regolamenti Fifa, i procuratori possono incassare dal 3% al 6% dello stipendio degli atleti, in relazione all’entità dell’ingaggio. Questo significa che gli agenti in Italia ricevono meno di quanto potrebbero dai calciatori. In questo modo, da un lato, possono convincere i giocatori a entrare nelle loro scuderie chiedendo una percentuale ridotta; dall’altro, possono compensare con le entrare pattuite nelle operazioni con i club. All’estero il fenomeno non è così eclatante e la percentuale è più elevata.
Questa dinamica ovviamente genera relazioni molto strette tra alcuni procuratori e club, finendo per accentrare molti trasferimenti in poche mani. La conseguenza è che alcune operazioni vengono intermediate da procuratori diversi dagli agenti del calciatore. Per la cessione di Theo Hernandez dal Milan ai sauditi dell’Al-Hilal il club rossonero ha concesso il mandato alla Caa Base Italy, filiale italiana di una delle più potenti agenzie internazionali basata tra Londra e gli Stati Uniti. La società italiana, con sede a Como, è controllata dal commercialista Paolo Busardò, anche se le operazioni, secondo i registri Figc, vengono tutte firmate dal suo socio di minoranza (3% delle quote) Dario Ristori. Ma il procuratore di Hernandez è lo spagnolo Manuel Garcia Quillon. Stesso discorso per la cessione di Mateo Retegui dall’Atalanta Al-Qadisiya, sempre in Arabia Saudita: operazione intermediata da Caa Base Italy, anche se l’attaccante della Nazionale è seguito da Alessandro Moggi e Joaquin Pichot. Ancora più evidente questa situazione in un altro affare della scorsa estate: il passaggio di Nicola Zalewski dall’Inter all’Atalanta. In uscita è stato curato da Caa Base Italy, in entrata da Giampiero Pocetta, agente dell’ex esterno della Roma. Altro esempio: Jonathan David è seguito da Axia Sports Management, ma il suo approdo alla Juventus è stato effettuato da Arturo Canales. Succede anche con gli allenatori. Simone Inzaghi è stato seguito per anni da Tullio Tinti, ma il suo passaggio dall’Inter all’Al-Hilal è stato perfezionato da Federico Pastorello, una vicenda che ha alimentato una certa tensione all’interno del mondo degli agenti italiani.
Tornano spesso pochi nomi per tante operazioni. È l’effetto di dinamiche che tendono a far gravitare sempre gli stessi agenti intorno agli stessi club. Con questo sistema le società di Serie A hanno speso un’enormità in commissioni. La cifra di 1,98 miliardi dal 2015, citata in precedenza, equivale ai ricavi di due intere stagioni di diritti tv interni: due annate su undici della principale entrata dei nostri club interamente spese per servizi di intermediazione. Uno sproposito. A maggior ragione per un calcio che, da quel momento, ha vinto solo due coppe europee (Europa League con l’Atalanta e Conference League con la Roma) e conquistato quattro finali di Champions perse (due a testa da Juventus e Inter). Oltre a generare una Nazionale mai qualificata ai tre mondiali successivi, con l’unico intermezzo felice del trionfo agli Europei 2021. Un sistema di relazioni, che conviene a pochi senza produrre risultati sul campo.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it






