Rendimenti legati all’andamento dell’inflazione italiana per una durata che copre un arco di tempo di cinque anni. Il nuovo «Btp Italia Sì», in emissione dal 15 al 19 giugno, promette di offrire una protezione dal carovita. Questo attraverso un tasso fisso garantito (il cui livello sarà comunicato dal Tesoro il prossimo 12 giugno) e una componente cedolare indicizzata al tasso Foi, l’Indice dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati), che si somma al tasso fisso.
Le previsioni sull’inflazione
Si tratta di uno strumento che intercetta le paure degli investitori per il caro prezzi, ma quali sono le previsioni sull’inflazione dei prossimi anni in Italia? Una indicazione arriva dal mercato. «In questo momento, sconta un problema inflattivo per quest’anno ma poi indica una normalizzazione dei prezzi con un tasso sotto al target Bce entro i prossimi cinque anni», spiega Michele Morra, Senior Portfolio Manager di Moneyfarm. Si tratta di valori impliciti nei prezzi di mercato (dati al 4 giugno 2026). «Sul Foi sono scambiati gli inflation swap, derivati che puntano sull’andamento di questo indicatore dell’inflazione italiana – spiega l’esperto -. Al momento danno una prospettiva dell’inflazione a cinque anni all’1,9% come media del quinquennio, con un tasso annualizzato. Tuttavia a un anno indicano un tasso al 2,56%, a due anni al 2,15% e a tre anni al 2% mentre a quattro si scende all’1,9%».
Previsioni arrivano anche dagli economisti. Secondo il consensus raccolto da Bloomberg, l’inflazione in Italia sarà al 2,9% nel 2026, al 2% nel 2027 e all’1,7% nel 2028. «La prospettiva è quindi di valori più marcati nei primi due anni di vita del nuovo Btp che poi decrescono negli anni successivi», dice l’esperto. Si tratta tuttavia di valori che possono cambiare anche perché molto dipendenti dalla situazione geopolitica attuale e dal conflitto in Iran.
Le prospettive dei tassi
Il livello del rendimento pagato dipenderà anche dal tasso fisso. A quanto potrebbe arrivare? «Considerato che al momento sul mercato secondario il Btp a cinque anni offre un rendimento del 3,17% e considerato un tasso Foi medio nei prossimi anni dell’1,9%, il tasso fisso garantito che il Tesoro comunicherà il prossimo 12 giugno potrebbe risultare intorno all’1,2%», spiega l’esperto. Va sottolineato tuttavia che al momento si tratta di ipotesi.
A chi si adatta questo tipo di strumento? «Essendo l’outlook inflattivo molto incerto, il “Btp Italia Sì” conviene a tutti coloro che desiderano inserire nel proprio portafoglio obbligazionario una forma di protezione dall’inflazione – dice Marco Olivi, Portfolio Analyst di Intermonte -. Inoltre, le nuove semplificazioni nel calcolo della cedola, basate sulla semplice somma tra un tasso minimo fisso garantito, valido anche in caso di deflazione, e il tasso d’inflazione nazionale rilevato dall’Istat nel semestre di riferimento, rendono lo strumento particolarmente adatto agli investitori retail (target di riferimento dell’emissione), che hanno minore dimestichezza con i tradizionali Btp Italia».
Le previsioni
L’esperto spiega che il conflitto tra Usa e Iran ha generato un’elevata pressione inflattiva e, appena scoppiato il conflitto, la Banca d’Italia ha stimato che l’indice armonizzato dei prezzi al consumo si collochi in media al 2,6% nel 2026, in aumento di un punto percentuale rispetto all’anno precedente, per poi tornare poco sotto il 2%. A maggio, la variazione annuale dell’inflazione armonizzata al consumo si è attestata al 3,3% (3,2% nella misura non armonizzata), mentre quella dell’Eurozona è risultata pari al 3,2%.
Al rendimento va sommato anche il premio fedeltà che è dello 0,6% una tantum per chi acquista in emissione e mantiene il titolo fino a scadenza. Il pagamento delle cedole sarà semestrale. Va ricordato che come per gli atri titoli di Stato, è prevista una tassazione agevolata al 12,5%. Inoltre l’ammontare investito verrà escluso dall’indicatore Isee di situazione economico-patrimoniale. I titoli di Stato e gli altri prodotti finanziari garantiti dello Stato, sono infatti esclusi dal calcolo dell’indicatore Isee fino ad un limite massimo di 50.000 euro complessivi.
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