Orcel, le Generali e la tentazione Bpm

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Mps, Bper, Banco Bpm, Generali. I principali dossier finanziari tricolori sono tutti sulla scrivania dell’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel. Certo, nelle ultime settimane il banchiere si è concentrato soprattutto sulla Germania e sulla conquista di Commerzbank: negli ultimi giorni, tra titoli fisici e derivati la quota ha superato il 50 per cento. Abbastanza perché nonostante le difficoltà che si nascondono in un’integrazione trasfrontaliera, il banchiere potesse tornare a sfogliare la margherita delle opzioni tricolori.

La mossa di Intesa Sanpaolo su Mps, quindi, ha colto di sorpresa Orcel, ma solo fino a un certo punto. E così mentre “l’amico” Carlo Messina studiava con Carlo Cimbri l’operazione sul Monte con lo spacchettamento degli sportelli, lui consolidava la propria posizione in Generali: secondo quanto ricostruito da La Stampa, Unicredit tra titoli fisici, pari all’8,8%, e derivati avrebbe una quota di poco inferiore al 10 per cento.

Arma negoziale, o paracadute

Una posizione di rilievo che nei prossimi mesi potrebbe essere utilizzata come arma negoziale, ma anche come un paracadute: qualunque cosa accada, sarà difficile – se non impossibile – ignorare un azionista così pesante. Immaginare una battaglia per il controllo del Leone, però, è difficile. Anche perché gli interessi di Intesa Sanpaolo non si sovrappongono a quelli di Unicredit.

Ca’ de Sass punta soprattutto a crescere all’estero, mentre piazza Gae Aulenti vorrebbe crescere sul segmento Vita dove Generali potrebbe essere un partner fondamentale. Non per nulla negli ultimi mesi si sono intensificati i contatti tra Orcel e l’ad del Leone Philippe Donnet per mettere a terra un grande accordo industriale. Di certo, Intesa non si metterà di traverso allo sviluppo di progetti che facciano crescere gli utili di Trieste. Anche perché Messina ha più volte ribadito di non credere nello schema della bancassicurazione.

La vera tentazione – sussuranno in ambienti finanziari – è quella di tornare all’attacco di Banco Bpm. Rispetto a un anno fa, lo scenario è radicalmente cambiato. L’ipotesi di un terzo polo con Siena sta sfumando rapidamente, una controfferta sul Monte tradirebbe il mantra della «disciplina finanziaria» che per Orcel è una vera stella polare: per rilanciare alla proposta di Intesa e Unipol servono almeno 35 miliardi, con una componente in contanti superiore ai tre miliardi che offre Messina.

Valore spinto dalle scommesse del mercato

Uno sforzo importante per una banca che sì è stata risanata, ma il cui valore è stato spinto verso l’alto anche dalle scommesse del mercato secondo cui era la preda perfetta per un big. Di più: il piano industriale presentato dall’ad Luigi Lovaglio prevede sinergie da 700 milioni di euro e utili in crescita con l’integrazione tra il Monte e Mediobanca, ma come ha osservato Messina «la governance di Siena è così complessa che le incognite sono molte».

Orcel ha studiato anche il dossier Bper, ma il castelletto difensivo approntato da Unipol e l’operazione congiunta con Intesa rendono di fatto la banca intoccabile. A questo punto, Banco Bpm resta la soluzione più interessante. A patto che Orcel sia convinto dell’operazione con un’offerta a premio.

Di certo, rispetto alla scorsa estate, i paletti imposti dal governo con Golden power sono venuti a meno. Lo scorso anno, dopo il ritiro dell’Ops di Unicredit su Banco Bpm a fine luglio, la Ue – a novembre – ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia: l’accusa riguardava la violazione dei principi di libera circolazione dei capitali e diritto di stabilimento, oltre all’ingerenza nei meccanismi di vigilanza bancaria unica.

Per risolvere le tensioni con Bruxelles ed evitare sanzioni, a gennaio, l’Italia ha modificato la propria normativa: in base alle nuove regole, il Golden power sulle banche può scattare solo dopo il preventivo parere vincolante delle autorità di vigilanza dell’Unione europea, riducendo la discrezionalità unilaterale dello Stato. Di più. Mentre la Ue frena sull’utilizzo del Golden power, i francesi di Crédit Agricole hanno rafforzato la propria posizione in Piazza Meda. Insomma, a distanza di dodici mesi, Unicredit potrebbe essere l’opzione migliore per il governo per mettere in sicurezza tutto il risparmio tricolore.

A maggior ragione dopo aver blindato la governance di Generali con un nocciolo di azionisti italiani che arrivano intorno al 50 per cento. Per Orcel, però, la sfida italiana è tutt’altro che banale. Se l’Opas su Mps andasse in porto, Unicredit verrebbe scavalcata dalla nuova banca e il suo ruolo lungo la penisola rischierebbe di diventare marginale. Soprattutto al Nord e sul fronte delle imprese.

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