Trump e le 38 volte che ha annunciato un accordo imminente con l’Iran

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Parlando con i giornalisti martedì mattina, dopo aver assistito alle finali NBA a New York, Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti e l’Iran si trovano «nelle fasi conclusive di quello che sarà un accordo davvero ottimo».

«Lo Stretto di Hormuz si aprirà subito», ha aggiunto. «Si aprirà immediatamente dopo la firma, che potrebbe avvenire tra due o tre giorni».

Ad ascoltare il tycoon di New York, l’ottimismo non manca, eppure dall’inizio della guerra – specialmente dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco con Teheran più di due mesi fa – il presidente americano ha più e più volte assicurato che un’intesa fosse ormai prossima.

Per poi non materializzarsi mai, almeno finora.

In più di cento giorni di conflitto, Trump ha continuato a lasciar intendere che un accordo fosse ormai dietro l’angolo. E lo ha fatto spesso, molto spesso, per ben 38 volte dall’inizio delle ostilità contro il regime degli ayatollah.

Lo ha fatto sui social, nelle interviste con i media, nelle apparizioni pubbliche alla Casa Bianca e nei viaggi in giro per gli Stati Uniti, persino in Cina.

Il repubblicano ha iniziato a parlare di un accordo già il 23 marzo, meno di un mese dopo l’inizio della guerra. Trump, fuori dall’Air Force One, parlava con i giornalisti di presunti colloqui di pace e citava «punti di accordo fondamentali, direi, quasi tutti i punti di accordo».

L’Iran aveva subito negato l’esistenza di negoziati.

Il giorno seguente, ha incominciato a ripetere quello che è diventato un ritornello abituale: che l’Iran avesse un disperato bisogno di concludere un accordo.

«Credo che la chiuderemo», ha aggiunto Trump. «Non posso dirlo con certezza».

Il 25 marzo, la versione era diventata che l’Iran volesse «concludere un accordo a tutti i costi». Il 26 marzo, durante una riunione di gabinetto, si diceva che l’Iran stesse «implorando di concludere un accordo».

Il 29 marzo, durante un incontro con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, a Trump è stato chiesto se prevedesse di raggiungere un’intesa entro la settimana successiva ed egli ha risposto: «Sì, vedo un accordo con l’Iran».

A questo punto, le previsioni del tycoon sono iniziate a farsi più insistenti. Il 6 aprile ha affermato che erano stati «molto vicini a un accordo» prima di subire una battuta d’arresto.

Il 7 aprile – lo stesso giorno del cessate il fuoco – ha scritto su Truth Social che un’intesa fosse a «uno stadio molto avanzato», ma che occorressero due settimane affinché «l’accordo venisse finalizzato e perfezionato».

Ovviamente, dopo 14 giorni, non si è vista manco l’ombra di tutto ciò.

Da metà aprile in poi, si è notato un aumento delle parole di Trump che, a Fox Business, ha detto: «Credo che siamo quasi alla fine; la considero una questione ormai quasi conclusa».

Nei giorni seguenti, The Donald ha dato praticamente per certo che la cosa fosse fatta: «Sembra molto probabile che raggiungeremo un accordo con l’Iran, e sarà un buon accordo».

Il 17 aprile, in tre diverse occasioni, ha sostenuto che l’Iran avesse «accettato tutto», che «credo arriveremo a un accordo nel giro di un giorno o due” e che «non credo ci siano divergenze significative».

E il 20 aprile, in un post su Truth Social, ha predetto che «succederà tutto, e anche piuttosto in fretta!».

Nonostante le cose non siano andate così, il 30 aprile l’Iran «bruciava dal desiderio di concludere un accordo».

Trump si è astenuto dal fare previsioni per un po’, prima di annunciare, il 18 maggio, che avrebbe rinviato gli attacchi militari di «due o tre giorni» su richiesta di alcuni paesi del Medio Oriente, «perché ritengono di essere molto vicini a raggiungere un accordo».

A quel punto, persino Trump ha riconosciuto quanto spesso tali previsioni si siano rivelate errate.

«Ci sono stati periodi in cui… pensavamo di essere ormai vicini a un accordo, ma poi non se n’è fatto nulla», ha detto il leader di Washington, per poi aggiungere: «Ma questa volta è un po’ diverso».

Non era poi così diversa la situazione, ma il presidente non è scoraggiato.

Il 23 maggio, ha rilasciato dichiarazioni analoghe a quelle del 17 aprile. Ha affermato che l’amministrazione si stava «avvicinando molto» a un’intesa.

Ha detto che un memorandum di pace era «in gran parte negoziato, in attesa solo della formalizzazione finale» e che sarebbe stata annunciato a breve, mentre erano in corso discussioni sugli ultimi dettagli.

Il 28 maggio, in un’intervista con la nuora Lara Trump, ha dichiarato che si era «vicini a un ottimo accordo».

Questa domenica ha poi assicurato che si era «molto vicini a un accordo», ma che l’Iran e Israele ne stavano compromettendo la riuscita a causa di uno scambio di colpi come forma di rappresaglia.

«Siamo molto vicini a un accordo definitivo con l’Iran», ha detto al sito Axios. «Sarà un buon accordo. Non voglio che salti tutto a causa di ciò che sta accadendo ora».

È almeno la terza volta che Trump ha dichiarato ad Axios che un’intesa fosse imminente.

E, nonostante le tensioni tra Israele e Iran, il repubblicano continua a puntare su questa strada.

Tuttavia, non c’è alcun elemento che indichi che la realtà di un accordo sia più vera oggi di quanto non lo fosse il 7 aprile.

Eppure Trump continua a sostenerlo. Secondo gli analisti, le ragioni sono varie: vive fuori dalla realtà, cerca di tranquillizzare i mercati finanziari o crede di poterlo far avverare con la sola forza della volontà.

Ciononostante, è evidente che non si tratta più di un’affermazione che si possa realmente prendere sul serio.

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