Quello che è successo sabato scorso a Torino in occasione del corteo pro-Askatasuna propone ancora una volta, con estrema gravità, il problema della sicurezza. In un Paese serio e civile fatti come quelli che abbiano visto sono del tutto inammissibili e vanno contrastati in tutti i modi: sia con una più accurata attività di prevenzione sia con più efficaci misure di contenimento. La sicurezza dei cittadini e della città non può essere pesantemente sacrificata in occasione di cortei di protesta che tracimano in violenza.
Ma l’esigenza di sicurezza non è solo quella collegata alle manifestazioni di piazza. C’è anche, ed è altrettanto importante, un’esigenza di sicurezza relativa alla vita di tutti i giorni delle persone. Ma bisogna fare attenzione.
Già nel 1971 Norberto Bobbio ammoniva che la preoccupazione principale di coloro che sono preposti alla tutela giuridica dei cittadini è il mantenimento dell’ordine, con la tendenza al formarsi di una vera e propria «ideologia della pubblica sicurezza». E avvertiva che dall’esasperato insistere sulla sicurezza deriva un grave rischio per «la libertà o, più precisamente, per le singole libertà la cui garanzia è l’essenza dello Stato di diritto». Queste parole sono ancora attualissime.
È indubbio che nel nostro Paese vi sono oggi molte insicurezze e quindi molte paure, fra cui quelle che derivano dalla criminalità e dalla violenza di tutti i giorni. Esse provocano in ciascuno di noi sensazioni di abbandono e di solitudine che sfociano facilmente in atteggiamenti mentali pericolosi. Ci portano a guardare con sospetto e avversione tutto ciò che non si conosce perché sembra diverso da noi: tipico esempio lo straniero. Un’eccessiva paura tende inoltre a far trascurare altre paure forse ancora più gravi, come quelle per il costo della vita, per i salari tra i più bassi d’Europa, per la salute, con l’impossibilità per molti di ottenere in tempi decenti le prestazioni del Servizio sanitario nazionale.
L’unico modo per ridurre l’insicurezza che deriva dalla criminalità e dalla violenza consiste ovviamente nell’eliminarne le cause mettendo a punto adeguate politiche sociali. Un’attività, questa, che non sarà facile e non potrà certo essere di breve periodo. Non esistono scorciatoie che possano risolvere il problema miracolosamente. Invece il nostro governo ha abbandonato la necessaria visione di lungo termine. Non vede l’insicurezza e la paura come problemi da risolvere e di fatto si limita a utilizzarle come situazioni da sfruttare politicamente sul momento. La paura viene gonfiata per raccattare consensi. Ogni fatto tragico di cronaca viene amplificato e usato per giustificare provvedimenti repressivi (anche di incerta legittimità costituzionale). Siamo di fronte a una deriva securitaria che rischia di innescare percorsi che non facilitano l’individuazione delle soluzioni migliori, ma anzi spingono verso posizioni sempre più populistiche: pronte a sacrificare sull’altare della sicurezza garanzie e diritti importanti.
L’insicurezza e la paura usate in modo esasperato e strumentale sono pericolose anche perché rischiano di pregiudicare gli interventi seri sulle radici della violenza. Quindi non avremo riforme vere, ma più che altro provvedimenti occasionali diretti solo a rassicurare provvisoriamente l’opinione pubblica. Basti pensare al numero dei “decreti sicurezza” che sono stati sfornati in questi anni dal governo: quello sui Rave del 2022; quello sulla criminalità minorile del 2023; quelli in materia penitenziaria e sulle aggressioni al personale sanitario, entrambi del 2024; quello sulla sicurezza del 2025. Tutti sostanzialmente inutili, come dimostra il loro stesso susseguirsi. E intanto le risorse a disposizione vengono prevalentemente convogliate su forme di repressione, nuovi reati, nuovi controlli, anziché su scuole, alloggi, ospedali, attenzione alle periferie, politiche di inserimento. Vi sarà un saccheggio della civile convivenza. Le persone più deboli resteranno le più colpite. La criminalità e l’insicurezza non diminuiranno affatto.

Deve perciò essere combattuta la tendenza – che per il nostro governo sembra invece irresistibile – a moltiplicare i “decreti sicurezza” e ad intervenire soltanto inventando nuovi reati e aumentando le pene. Occorre tenere ben presente che “sicurezza” vuol dire anche sforzarsi di garantire a tutti la possibilità di crescere in diritti, così da rendere la convivenza davvero civile. Diversamente si favoriscono sempre nuovi errori, con crescita proprio di quel senso di insicurezza e di paura che si vorrebbe ridurre.
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