Candidato a otto premi Oscar e già vincitore di due Golden Globes, il film Hamnet – Nel nome del figlio, dal 5 febbraio al cinema, deve tutto a due donne. Una è l’autrice del libro da cui è tratto, Maggie O’Farrell. L’altra è colei che ha voluto trasporlo sul grande schermo, la regista e sceneggiatrice Chloé Zhao. «La molla mi è scattata dal pensiero che nessuno conoscesse la storia del piccolo Hamnet, è sempre stato relegato a una nota a fondo pagina nella storia del famoso padre William Shakespeare. Persino chi è laureato in letteratura, come me, ignora chi siano stati i figli di Shakespeare, e in molti ignorano anche la connessione tra Hamnet e Amleto. Se Hamnet non fosse esistito e se non lo avessero perso così presto la tragedia di Amleto non ci sarebbe mai stata. Con il libro volevo rimettere questo bambino al centro della storia, restituirgli importanza e dignità», racconta O’Farrell.

Zhao aggiunge: «È una storia d’amore, di perdita, triste, ma non priva di sensualità. E Paul Mescal e Jessie Buckley sono stati perfetti nei loro ruoli, la chimica tra loro era visibilmente potente e il piccolo Jacobi Jupe mi ha convinto non solo perché alla sua tenera età è già un grande performer, ma per quel suo essere molto più maturo dei suoi anni. È proprio l’Hamnet che cercavo».
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