Ghali attacca la cerimonia d’apertura: “Non potrò cantare l’inno e non c’era spazio per la lingua araba”

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“Lo so. So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo”. Con un lungo testo in versi pubblicato su Instagram, Ghali affida ai social una riflessione carica di sottintesi e polemica alla vigilia della sua esibizione a San Siro, durante la cerimonia d’apertura di Milano Cortina.

Il post, diffuso in tre lingue, ha immediatamente attirato l’attenzione per i riferimenti espliciti a episodi e scelte che, senza essere mai nominate direttamente, sembrano alludere a un percorso segnato da limiti, correzioni e silenzi imposti. “So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero”, scrive il cantante, che aggiunge: “So anche perché non ho più potuto cantare l’inno d’Italia”.

Tra i passaggi più significativi, quello relativo a una proposta artistica poi modificata: “Mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo”. Una frase che lascia trasparire il senso di esclusione e di censura culturale percepito dall’artista.

Nel testo emerge anche il tema della libertà di espressione: “So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore”. Il messaggio si chiude con una definizione amara del contesto: “So che è tutto un Gran Teatro”.

Il nome di Ghali era stato annunciato nei giorni scorsi tra i protagonisti della cerimonia di apertura, ma l’annuncio era stato seguito da una precisazione del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, che aveva chiarito: “Non esprimerà il suo pensiero”. Una dichiarazione che, alla luce del post dell’artista, assume ora un peso e una lettura diversi.

Senza citare direttamente istituzioni o responsabili, Ghali sceglie dunque la forma poetica per raccontare una tensione tra identità, linguaggio e spazio pubblico, trasformando l’attesa per l’evento di San Siro in un momento di riflessione più ampia sul ruolo degli artisti e sui confini della loro voce.

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