L’organo di governo mondiale dello sci (Fis) ha agito rapidamente per mettere a tacere le voci del cosidetto “Penis Gate” secondo cui alcuni saltatori con gli sci si inietterebbero paraffina o acido ialuronico nel pene per ottenere un vantaggio competitivo. Tuttavia, scienziati e atleti presenti alle Olimpiadi invernali affermano che, se fosse vero, avrebbe perfettamente senso.
Quella che è stata definita la bizzarria più strana delle Olimpiadi è esplosa quando l’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) ha dichiarato giovedì che avrebbe vigilato su eventuali prove del fatto che saltatori con gli sci di sesso maschile stessero aumentando artificialmente le dimensioni del pene per aggirare una delle regole di questo sport. Il commento della WADA è arrivato dopo che l’agenzia era stata interpellata su un articolo del quotidiano tedesco Bild e Guardian, secondo cui i giornali avrebbero scoperto voci interne sull’uso di questa pratica per modificare il punto di misurazione della tuta da salto, ottenendo così una tuta più grande e più aerodinamica per l’intera stagione.
Mentre la FIS, la federazione internazionale che governa lo sport, ha cercato di liquidare la vicenda come una “voce infondata” — affermando che non c’è “mai stata alcuna indicazione, tantomeno prova” che una simile pratica fosse in uso — il saltatore sloveno Cene Prevc, medaglia d’argento olimpica, ha detto a Reuters che le notizie non lo avevano sorpreso. «È un argomento di cui si parlava parecchio un mese fa nel mondo del salto con gli sci», ha detto Prevc, argento ai Giochi di Pechino 2022, aggiungendo di non averlo mai fatto né di conoscere qualcuno che lo facesse.
Scansione completa del corpo degli sciatori
I saltatori d’élite vengono sottoposti a una scansione completa del corpo per assicurarsi che le loro tute aderenti non abbiano materiale in eccesso che possa dare maggiore portanza durante il volo. Il cavallo della tuta può arrivare fino alla base dei genitali dell’atleta, il che significa che un pene ingrandito consentirebbe una maggiore quantità di tessuto potenzialmente in grado di migliorare le prestazioni.
Secondo quanto trapela, a Predazzo prima di ogni gara saranno effettuate delle elaborazioni in 3D delle conformità dimensionali degli atleti.
Sebbene nessun atleta o allenatore abbia dichiarato di conoscere qualcuno che utilizzi questo metodo, la saltatrice norvegese Eirin Maria Kvandal ha espresso una reazione che sembra rappresentare quella di molti. «Penso che sia orribile», ha detto, facendo una smorfia. «È un gesto davvero estremo pur di ottenere un vantaggio».
Le prove scientifiche: la teoria del “Penis Gate” funziona nella pratica
Dal punto di vista scientifico, però, l’ipotesi appare convincente. Uno studio pubblicato dalla rivista Frontiers suggerisce che anche una piccola variazione nella vestibilità della tuta può avere conseguenze reali una volta che l’atleta lascia il trampolino: le simulazioni al computer mostrano un aumento di 2,8 metri nella lunghezza del salto per ogni centimetro in più di tessuto. «Più superficie hanno, più superficie espongono mentre sono in aria, più lontano vanno», ha spiegato a Reuters Marco Belloli, direttore del dipartimento di meccanica del Politecnico di Milano. «Ovviamente è come se fossero un aliante: maggiore è la superficie alare, maggiore è la distanza che possono percorrere. Il trucco, quindi, è che durante la fase di misurazione cercano di aumentare il volume corporeo apparente del saltatore, così che la tuta risulti più grande e la superficie alare aumenti, senza incrementare in modo significativo la massa dell’atleta, cioè il suo peso».
La questione ha attirato attenzione anche perché in passato la manipolazione delle tute ha già portato a sanzioni in questo sport. Due medagliati olimpici norvegesi, Marius Lindvik e Johann Andre Forfang, sono stati sospesi per tre mesi lo scorso anno dopo che la loro squadra era stata sorpresa ad aver modificato di nascosto le cuciture nella zona del cavallo delle tute durante i Campionati Mondiali di sci del 2025.
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