Chi era Zoe, uccisa a 17 anni. Gli amici: “Sorrideva sempre”

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Zoe sembra una ragazza sfuggente, a guardare le sue poche foto su Facebook. Si vede un’immagine appena sfocata, lei con una maglia più grossa di qualche taglia, a righe scure e bianche, in una cameretta in disordine. Eppure, come la descrivono i suoi amici, ragazzi, con la faccia sconvolta dopo una lunga notte passata in una caserma dei carabinieri a cercare di dare giustizia alla loro Zoe, sembra tutta un’altra persona.

Solare, energia pura, un piccolo tesoro da proteggere: 17 anni, ad ottobre sarebbe diventata maggiorenne. Dallo scorso 9 dicembre aveva iniziato a lavorare nel bar della stazione ferroviaria di Nizza Monferrato. Un luogo rumoroso, tra gente che si conosce, dove tutti si salutano e passano a prendere un caffè, un gratta e vinci, e un pacchetto di sigarette.


«Ho sentito di Zoe, povera ragazza…». Solo ieri sera era lì dietro il bancone. «Lei – dice Maurizio, titolare del bar – aveva veramente un bel modo di fare. Lavorava quattro ore. Contratto part-time che avrei voluto rinnovare. Era sempre sorridente e con la battuta pronta. Che peccato a pensarci: in questi due mesi non abbiamo mai fatto una foto insieme qui nel bar. Alla sera, quando lei smetteva di lavorare intorno alle nove, gli amici venivano a prenderla qui davanti. Quasi timorosi non entravano nel bar, l’aspettavano fuori e poi insieme andavano nei locali del centro città».

«Ci siamo buttati nel canale per soccorrerla, ma era troppo tardi» dice uno degli amici. Zoe è così sfuggente, è come quella foto sfocata di lei che compare su Facebook ma a guardare bene in quell’immagine c’è un bel sorriso. Un sorriso che resterà un ricordo nel cuore ferito di questi amici.


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