Ferrari Luce, anteprima della Rossa elettrica

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ARTICOLO IN AGGIORNAMENTO

Si chiama Luce. Non Elettrica, non Zero, non Green Thunder o qualche altra sigla. Luce, come la parola che usavano i mistici per indicare la grazia che scende dal cielo e ti cambia la vita.

Ferrari ha deciso di battezzare così la sua prima vettura completamente elettrica, e già in questo nome c’è tutto il paradosso: un marchio che ha fatto della combustione interna una religione ora proclama che l’illuminazione arriva dal silenziatore.

Il lancio a San Francisco

L’hanno presentata a San Francisco, capitale del vetro e dell’alluminio, in collaborazione con LoveFrom, il collettivo di Jony Ive e Marc Newson. Cinque anni di lavoro, architetti, artisti, ingegneri, musicisti, sound designer, tipografi, scrittori: una specie di accademia rinascimentale californiana messa al servizio del Cavallino. E il risultato è un abitacolo che non sembra un’auto, ma una cappella laica: volume unico, forme semplificate, razionalizzate al servizio della guida.

VIDEO – Ferrari Luce, la strategia dell’elettrica di Maranello

Hardware e software sviluppati all’unisono, come se Dio e l’ingegnere avessero finalmente smesso di litigare. Niente schermi ovunque. I comandi sono fisici, meccanici, invitano al tocco. Il volante è una reinterpretazione del vecchio Nardi a tre razze degli anni Cinquanta: alluminio riciclato al cento per cento, fresato dal pieno, anodizzato con una microstruttura esagonale che sembra una pelle nuova. Pesa quattrocento grammi meno del precedente.

I pulsanti hanno un feedback tattile e acustico studiato in venti test con i collaudatori Ferrari: perché anche in un’auto elettrica, dicono, deve sentirsi il clic del destino.

La chiave è in vetro Corning Fusion5, con un display E-Ink che cambia colore dal giallo al nero quando la infili nel tunnel. È la prima volta che l’E-Ink entra in un abitacolo automotive: un oggetto che consuma energia solo quando cambia, come certe verità che si rivelano una volta sola. Inserendola parte una sequenza coreografica: il cruscotto si illumina, il pannello di controllo si accende, il cuore della macchina comincia a battere senza rumore. È un rito. Un battesimo.

I dettagli

Il cruscotto segue il volante, con due display OLED sovrapposti che creano un effetto di profondità visiva mai visto prima. Il Multigraph è un orologio con tre lancette meccaniche mosse da motori indipendenti: può fare da cronometro, bussola, orologio o Launch Control, con transizioni animate che ricordano i cronografi più raffinati. Il selettore del cambio è un blocco di vetro forato al laser con migliaia di microfori grandi la metà di un capello umano. Tutto è sobrio, essenziale, eterno.Materiali nobili: alluminio anodizzato, vetro altoresistenziale, niente plastica che invecchia male.

La strategia

Ogni componente è stato progettato per durare, per restare bello anche quando noi non ci saremo più. È il lusso di chi ha capito che il vero spreco è il provvisorio.

E allora viene da chiedersi: questa Luce è davvero una conversione, o è solo l’ennesimo modo di dire “siamo sempre noi, solo più puliti”? Ferrari non si arrende all’elettrico come a una condanna. Lo eleva, lo nobilita, lo rende un atto di fede. La sfida è lanciata.


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