San Valentino e cosa l’amore non è, i numeri della violenza nelle relazioni tra adolescenti

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Arriva San Valentino, la più tradizionale festa dell’amore. Ma come vivono le relazioni sentimentali gli adolescenti? Male, con comportamenti aggressivi e controllo via via sempre più normalizzato. Secondo i dati raccolti nel rapporto “Stavo solo scherzando. Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti” da Save the Children un adolescente su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti come schiaffi, pugni, spinte e lancio di oggetti da partner o ex e a più di uno su tre il partner si è rivolto con linguaggio violento.

Non solo. La tecnologia non risolve i conflitti nelle relazioni, anzi le complica. Un adolescente su tre è stato geolocalizzato dal partner, il 28% ha subito pressioni per farsi inviare foto o video intimi. Sono in ogni caso le ragazze a pagare il prezzo più alto: il 66% ha subito catcalling in strada o negli spazi pubblici, il 70% si sente in pericolo per strada, quasi la metà sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola.

Secondo i risultati pubblicati dell’indagine realizzata in collaborazione con Ipsos Doxa vivere in famiglie conflittuali o dove si è esposti a violenza spesso porta alla riproduzione di tali modelli. Le percentuali di adolescenti che subiscono o mettono in atto ricatti emotivi, atteggiamenti violenti o di controllo nelle relazioni sono sistematicamente più alte nei ragazzi e nelle ragazze che vivono in un clima familiare che loro stessi definiscono teso, violento e/o conflittuale. Ad esempio il 39% di questi ultimi usa un linguaggio violento e il 30% ha avuto nei confronti del partner atteggiamenti violenti, contro rispettivamente il 28% e il 18% del campione generale.

Quando li si interroga su comportamenti violenti e di controllo e ricatti emotivi nelle relazioni che vivono, emerge una quasi sovrapposizione tra ciò che i ragazzi e le ragazze dicono di aver subìto e ciò che dichiarano di aver messo in atto in prima persona, anche se sono più spesso i ragazzi ad ammettere di agire questo genere di atteggiamenti. Almeno una volta il 28% ha usato linguaggio violento (32% i ragazzi, 24% le ragazze), il 28% ha fatto leva sulle emozioni per far sentire in colpa e ottenere qualcosa (31% i ragazzi, 24% le ragazze), il 21% ha fatto pressioni per ottenere foto o video intimi (24% i ragazzi, 18% le ragazze), il 18% ha spaventato la persona con cui ha o ha avuto una relazione con atteggiamenti violenti (21% i ragazzi, 13% le ragazze).

Migliora la consapevolezza della differenza tra amore e possesso, ma non cambiano i comportamenti

Rispetto al rapporto pubblicato dall’Organizzazione nel 2024 “Le ragazze stanno bene?” che indagava sullo stesso fenomeno, gli adolescenti – e soprattutto le ragazze – sembrano oggi più consapevoli, con un calo di coloro che ritengono “normali” alcuni atteggiamenti di possesso e controllo. Se due anni fa il 30% pensava che la gelosia fosse un segno d’amore, oggi questa percentuale è scesa al 23% (16% tra le ragazze).

Nello stesso tempo è scesa dal 21% al 12% la percentuale di quanti pensano che la condivisione della password sia un segno d’amore. Questo aumento di consapevolezza ancora non si traduce in un cambiamento dei comportamenti nella vita vissuta, dove anzi alcuni atteggiamenti di possesso risultano in aumento.

«Preoccupa la persistenza nelle relazioni di comportamenti di controllo e di possesso e la difficoltà che molti adolescenti, soprattutto le ragazze, incontrano per vivere gli spazi pubblici, anche online, in modo sicuro – commenta Raffaela Milano, Direttrice Ricerca di Save the Children -. È necessario rafforzare l’impegno affinché tutti i ragazzi e le ragazze possano crescere nella loro sfera affettiva e sessuale in un contesto di rispetto, libero da stigma, discriminazioni e paure. Questo impegno deve partire dalla scuola, con l’inserimento di corsi obbligatori di educazione sessuo-affettiva che gli stessi adolescenti ritengono fondamentali, e deve arrivare a comprendere tutti coloro che hanno una responsabilità educativa, compresi i gestori delle piattaforme online, vista la pervasività che gli ambienti digitali hanno nella vita di relazione di ragazzi e ragazze».

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