Era amorevole come una figlia, ma le ha preso soldi e ori: anziana raggirata dalla custode di casa

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Le faceva la spesa tutti i giorni. La aiutava come se fosse una figlia a sbrigare le piccole incombenze quotidiane che, per una donna di 86 anni ammalata, sono difficili. Non solo. Era gentile. La ascoltava. Di lei era arrivata a conoscere tutto. L’incontro con il marito, poi defunto, conosciuto nel secolo scorso grazie a un’agenzia matrimoniale. E le origini di quell’anello con topazio che portava sempre al dito. C’è stato un momento, nella vita di questa facoltosa anziana di Torino, in cui lei, la protagonista di un’indagine aperta dalla procura, non era più solo la custode del palazzo. Ma una donna di famiglia. L’unica rimasta. La persona che, alla fine, di lei aveva tutto: i documenti, i soldi, il bancomat, le chiavi di casa e anche quelle della cassaforte dove erano conservati gli ori di famiglia. «Solo che io, adesso, non so più dove sono finiti», ha confidato l’anziana ai carabinieri, che l’hanno sentita come vittima di circonvenzione di incapace.

Trasferita in una Rsa

C’è stato un giorno in cui la custode è diventata l’unica protettrice dei beni dell’anziana. E un momento in cui l’anziana si è ritrovata trasferita dalla sua palazzina di Torino in una rsa. Senza la carta di identità. Senza la tessera sanitaria. Senza carte di credito e senza un soldo. «Degenza a lungo termine». «Non avevo nemmeno le monetine per prendermi un caffè al distributore della casa di riposo», ha raccontato l’anziana agli investigatori, che l’hanno trovata «lucida». I documenti e le chiavi delle dimore della signora sono stati trovati dalla pg durante la perquisizione ordinata dalla procura.

La circonvenzione

Ad accorgersi che forse l’anziana era vittima della custode – quanto contestano gli inquirenti – è stata, prima di Natale, la direttrice della casa di riposo. I carabinieri sono arrivati nella sua struttura perché ha impedito che la custode, dopo una delle rare visite che faceva all’anziana, la portasse via. Chissà dove. Chissà perché. Ma soprattutto, contro la volontà della sua ospite, che sempre ai militari, quello stesso giorno ha detto: «Io voglio restare nella casa di riposo. Mi trovo bene. Non voglio andare con quella signora. Sono arrabbiata con lei. Continua a farmi firmare documenti e non so perché». Tra gli atti firmati, ce n’è uno con cui l’anziana dispone, in caso di perdita della capacità di decidere, la nomina della custode quale esclusiva fiduciaria dell’anziana. La posizione del professionista è al vaglio. Gli investigatori stanno facendo accertamenti anche su un testamento trovato nella casa dell’indagata.

L’intervento della procura

Il gip, accogliendo la richiesta del pm, ha ordinato d’urgenza il sequestro preventivo di tutti i conti della custode e del marito di lei, anche lui indagato. Moglie e marito si sono rivolti al tribunale del Riesame per ottenere l’annullamento del provvedimento. Ma il collegio – presidente Stefano Vitelli, a latere i giudici Cristiano Trevisan (relatore) e Stefania Nebiolo Vietti – lo ha annullato solo relativamente ai conti personali degli indagati, scrivendo che «quanto al fumus del reato», salvi accertamenti, «risulta sussistente alla luce delle numerose patologie della signora, della sua età e della sua condizione di solitudine e di isolamento familiare e sociale». Ci sarebbero quindi gli elementi per ritenere che ci sia un «abuso delle condizioni di deficienza psichica». L’anziana alla custode aveva affidato tutto già sette anni fa. Ora si domanda perché: «Dopo che mi ha lasciata nella rsa non è venuta a trovarmi. Non mi ha lasciato niente. Nemmeno una moneta per prendere un the caldo».

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