PARIGI. È morto a Lione Quentin D., 23 anni, lo studente ricoverato in condizioni disperate dopo un’aggressione avvenuta a margine di una conferenza universitaria. La procura ha trasformato l’ipotesi di reato da lesioni aggravate a lesioni mortali aggravate. La Francia si risveglia con un caso che mescola piazza, ideologia e campagna elettorale.
Il giovane, vicino al collettivo identitario Némésis, faceva parte di un servizio d’ordine improvvisato che accompagnava alcune attiviste arrivate a protestare contro l’intervento dell’eurodeputata di La France Insoumise, Rima Hassan, a Sciences Po Lione. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato accerchiato e colpito con pugni e calci alla testa da un gruppo riconducibile alla galassia antifascista. Tra i sospettati, secondo fonti investigative, ci sarebbe anche un collaboratore parlamentare legato a un deputato vicino a Jean-Luc Mélenchon. Gli inquirenti mantengono il riserbo.
Il presidente Emmanuel Macron ha invitato «alla calma, alla prudenza, al rispetto», condannando «gli autori di questa ignominia». «Nella Repubblica – ha scritto su X – nessuna causa, nessuna ideologia, giustificheranno mai che si uccida». Parole che provano a raffreddare un clima già incandescente.
Nella notte diverse sedi di France Insoumise sono state imbrattate e danneggiate. Mélenchon respinge le accuse: «Il nostro partito non ha nulla a che fare con questa vicenda». E parla di «calunnie». Ma dal governo arrivano attacchi frontali. La portavoce Maud Bregeon parla di «responsabilità morale» della sinistra radicale nel «clima di violenza» che attraversa il Paese.
Sul caso interviene anche l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, che definisce «indecenti» le parole del leader Insoumis e chiede a Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, alleati di Lfi nel gruppo The Left a Strasburgo, di prendere le distanze.
La morte di Quentin cade a poche settimane dalle elezioni locali. A Lione, città simbolo di una Francia divisa, la tensione sale. L’inchiesta dovrà chiarire responsabilità individuali. Ma il dato politico è già evidente: le università diventano terreno di scontro, le piazze si radicalizzano, le parole pesano come pietre. E ogni campo accusa l’altro di aver superato il limite.
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