Gianni Alemanno, ministro del governo Berlusconi dal 2001 al 2006 e sindaco di Roma dal 2008 al 2013, esponente storico della destra della Capitale, dalla sua cella di Rebibbia osserva i movimenti della destra attuale. Si definisce «sovranista sociale», è curioso delle prossime mosse del generale Roberto Vannacci. Sulla situazione delle carceri, difeso dall’avvocato Edoardo Albertario, allarga le braccia: «Così la rieducazione è impossibile».
La destra è al governo: si sente rappresentato dall’attuale classe dirigente?
«Questo governo conservatore cerca di garantire la difesa dei valori identitari del nostro popolo e questo mi rappresenta. Le politiche economiche e sociali però mi sembrano continuazione di quelle di Mario Draghi. Mi auguro che ci sia un ripensamento complessivo perché l’esecutivo non sta rispondendo alle aspettative di chi lo ha votato».
Vannacci ha fondato un suo partito e vuole porsi come leader nella sfida identitaria. Ce la farà?
«Se saprà costruire un’aggregazione politica ampia e partecipata, ce la farà sicuramente. Tra l’altro ha un background di vita, cultura e patriottismo molto superiore a quello di Meloni e Salvini».
C’è chi ha paragonato la rottura di Vannacci con il leader del Carroccio a quella di Fini con Berlusconi. Paragone esagerato?
«Paragone ridicolo. Fini ruppe con il Popolo delle Libertà per andare verso il centro moderato e poi verso un accordo con la sinistra, mentre Vannacci ha rotto con la Lega per andare più a destra».
Qualcuno li ha definiti tradimenti.
«Sono scelte politiche che possono essere apprezzate o meno, ma non posso essere demonizzate».
Lei si definisce «sovranista sociale». Non crede che il sovranismo sia diventato uno slogan vuoto?
«In Italia rischia di diventarlo, perché i partiti che hanno raccolto voti d’ispirazione sovranista non fanno politiche conseguenti. In realtà, però, in tutta Europa il vento sovranista sta spirando sempre più forte, come sintomo di un’insofferenza verso un’Unione europea troppo oppressiva».
Oggi sarebbe in piazza pro o contro il presidente Trump?
«Credo che Trump, pur tra mille stranezze, stia cambiando gli equilibri mondiali in senso positivo e possa essere per noi una sponda per essere più sovrani in Europa».
Negli Anni di Piombo, insieme a quella del Msi per un periodo prese anche la tessera dei Radicali per la loro battaglia contro le leggi speciali antiterrorismo e le “carcerazioni facili”. Oggi c’è una svolta securitaria?
«C’è una pressante richiesta di sicurezza da parte dei cittadini, come c’è una forte protesta contro i flussi migratori incontrollati. Il governo cerca di rispondere a queste pressanti richieste, ma lo fa con politiche spesso confusionarie e inadeguate».
Che ne pensa del pacchetto sicurezza?
«Ci sono alcune misure giuste, ma l’impostazione di fondo è sbagliata».
Come mai?
«È inutile aumentare i reati e le pene, se poi mancano i poliziotti e le risorse per perseguire questi reati. In particolare, lo dico per l’esperienza che sto vivendo, è necessaria una grande riforma del sistema penitenziario che oggi, nel sovraffollamento e nel degrado, si è trasformato in una vera e propria “università del crimine” . Il carcere deve servire a ridurre la recidiva, trovando percorsi seri di rieducazione del condannato e di reinserimento controllato nel mondo del lavoro. Solo così si potrà contribuire a difendere la sicurezza del cittadino».
Lei è detenuto dal 13 dicembre 2024 per traffico di influenze illecite nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo. Qual è la situazione?
«Nelle carceri italiane c’è un sovraffollamento assurdo che aumenta di mese in mese e che rende impossibile la rieducazione dei detenuti, mentre è sempre più facile commettere reati dentro istituti di pena che non si riesce a controllare. Nessuna riforma è possibile, se non si riduce questa emergenza, consentendo la liberazione anticipata speciale di coloro che hanno mantenuto una buona condotta».
Referendum sulla riforma della giustizia: vota sì o no?
«Voto sì, perché con processi penali di tipo accusatorio è impensabile che le carriere dei pubblici ministeri non siano separate da quelle della magistratura giudicante. Ma credo che questa riforma non sia sufficiente: bisogna introdurre la responsabilità civile dei magistrati, chi sbaglia deve pagare, come ogni altro cittadino».
Quando era sindaco CasaPound ha consolidato la sua presenza in città. Il continuo rinviare lo sgombero della sede occupata è riconducibile, come dicono alcuni, ad “appoggi” politici?
«Il fatto è semplice. Lo stabile occupato da Cp è l’unico caso di occupazione da parte di un gruppo di estrema destra, mentre le occupazioni di sinistra sono decine e decine. Non ci si può accanire contro Casapound, se prima non si risolvono le altre occupazioni».
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