La partita a scacchi di Elia Barp e Federico Pellegrino fino all’ennesima medaglia del fondo

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CORTINA. Non avevamo mai vinto una medaglia olimpica nella team sprint, ci riusciamo il 18 febbraio (ed è la quinta in questa data nella storia del fondo azzurro) grazie alla coppia formata da Elia Barp e Federico Pellegrino, bronzo dietro alla Norvegia trainata dal fenomeno Klaebo (quinto oro su sei a disposizione, dodicesima nella sua storia olimpica come Bjorn Daehlie ma soprattutto decimo oro quota finora toccata solo da Michael Phelps poi arrivato a 23) e agli Stati Uniti: venticinquesimo podio di Milano-Cortina.

La team sprint è una gara tattica fino all’ultima frazione, il segreto è stare nel gruppo e non sprecare energie. Così fa Elia e così fa Chicco che tiene d’occhio Klaebo sapendo che tanto alla fine diventerà imprendibile. L’ultimo giro è come l’ultimo chilometro di una corsa ciclistica, la velocità aumenta, i battiti crescono. Klaebo sale come un camoscio sulla salita decisiva, Pellegrino lo lascia andare e forse (ma forse) allenta la guardia sugli Usa che ci sfuggono nonostante la volata finale dell’azzurro.

Seconda medaglia per Barp, 23 anni, e seconda anche per Pellegrino che porta la sua collezione olimpica a quattro e ora davanti a lui nella storia del fondo azzurro ci sono solo Albarello e Fauner a 5. Ma, per continuare con i numeri, Chicco diventa con 11 medaglie, l’azzurro più decorato tra Giochi e Mondiale. Alla fine è stravolto, si butta a terra e il cuore pompa che sembra un mastice. Poi il sorriso e la gioia. Ha raccolto l’eredità dello squadrone 2006 Pellegrino, se l’è caricata sulle spalle e ne ha fatto un motivo di orgoglio e non ne è rimasto schiacciato. Anzi. Intorno a lui sta crescendo una squadra. Il fondo azzurri è più vivo che mai: con questa sono 22 le medaglie olimpiche della disciplina. Come lo sci alpino femminile. Federico e Federica, nel nome il destino.


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