Esce il nuovo disco degli U2 “Days of Ash”: quando la musica decide di non aspettare

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In un Mercoledì delle Ceneri che difficilmente verrà dimenticato, gli U2 sorprendono il mondo con la pubblicazione improvvisa di un EP destinato a lasciare un segno profondo, “Days of Ash”. Sei tracce – cinque canzoni e una poesia musicata che arrivano come una scossa, una risposta urgente a un presente che brucia. È un lavoro che non si colloca nel passato della band irlandese, né anticipa semplicemente il disco previsto per fine 2026: vive di vita propria, palpita, pretende attenzione. Come già fatto da Bruce Springsteen nei mesi scorsi, quando aveva puntato il dito contro le derive della società americana, anche Bono e compagni decidono che il silenzio non è più un’opzione. L’EP nasce da lì: dall’urgenza di dire, di testimoniare, di restituire dignità a storie che rischiano di essere sepolte troppo in fretta.

Le canzoni che non volevano aspettare

Nelle parole dei quattro U2 emerge un sentimento comune: queste tracce non potevano restare in un cassetto. Bono parla di “canzoni impazienti”, nate mentre la band tornava a registrare insieme con una freschezza che sembrava perduta. Larry Mullen Jr. sottolinea come la band, da sempre, non abbia mai esitato a esporsi quando i tempi lo richiedono. Adam Clayton coglie l’urgenza del momento, mentre The Edge ribadisce un principio: la dignità dei popoli non si negozia. Mai.

Le storie dietro le tracce

Ogni brano ha un volto, un nome, una storia vera.

“American Obituary” ricostruisce l’uccisione di Renée Nicole Macklin Good, madre di tre figli, colpita durante una protesta pacifica. Il testo riflette lo smarrimento di un’America che definisce “terrorista” una donna disarmata e non avvia nemmeno un’indagine adeguata.

“The Tears of Things” parte dagli scritti del frate Richard Rohr e immagina un dialogo visionario tra Michelangelo e il suo David: un rifiuto poetico e filosofico della logica secondo cui per sconfiggere un gigante bisogna diventarlo.

“Song of the Future” rende omaggio alla sedicenne iraniana Sarina Esmailzadeh, simbolo di una generazione che nel 2022 scese in piazza per il movimento “Woman, Life, Freedom”. L’EP ne custodisce lo spirito libero, la promessa interrotta.

“Wildpeace”, letta da Adeola delle Les Amazones d’Afrique, porta in musica una poesia di Yehuda Amichai, una richiesta di pace che sembra sussurrata dal futuro.

“One Life At A Time” ricorda Awdah Hathaleen, attivista palestinese ucciso in Cisgiordania. Una frase pronunciata al suo funerale – “ci cancellano una vita alla volta” – viene ribaltata dagli U2 per immaginare una pace costruita allo stesso modo: una vita alla volta.

“Yours Eternally”, con Ed Sheeran e Taras Topolia, è la lettera aperta di un soldato ucraino: un canto orgoglioso e doloroso che riprende il legame nato a Kiev nel 2022 tra Bono, The Edge e i musicisti-soldati ucraini.

A questa canzone è dedicato un breve documentario firmato dal regista ucraino Ilya Mikhaylus, girato al fronte nel dicembre 2025, che verrà pubblicato il 24 febbraio, anniversario dell’invasione russa.

Il ritorno di Propaganda

Quarant’anni dopo il primo numero, torna Propaganda, la storica fanzine degli U2: una tiratura limitata, digitale e cartacea, che accompagna l’EP con interviste, note della band e i testi dei brani. Un oggetto per collezionisti, certo, ma anche un gesto simbolico: come negli anni Ottanta, gli U2 decidono di parlare direttamente ai fan, senza mediazioni.

Un EP che non vuole solo commuovere

Days of Ash è un disco politico? Sì, ma non nel senso partitico: è un lavoro che prende posizione sui diritti umani, sulla dignità, sulla libertà individuale e collettiva. È un invito alla responsabilità, alla speranza – lo dice Bono citando Lea Ypi – e perfino alla leggerezza, quella che nasce dopo aver guardato negli occhi il mondo senza distogliere lo sguardo.

I proventi andranno ad Amnesty International, al Comitato per la Protezione dei Giornalisti e all’UNHCR. Scelte che confermano una linea coerente: gli U2 sono, ancora una volta, dove pensano di dover essere. Nel mezzo delle cose. Nel cuore delle contraddizioni.

Perché questo EP conta

In un tempo in cui tutto scorre troppo veloce, Days of Ash chiede di fermarsi. Di ascoltare. Di dare un volto alle tragedie quotidiane che rischiano di diventare numeri o statistiche.

Gli U2 non pubblicano un semplice EP. Pubblicano un atto. Un testamento provvisorio del presente, sei cartoline da un mondo che brucia e che, nonostante tutto, non ha rinunciato alla sua voce.

Un giorno, magari, si tornerà alle canzoni di festa. Per ora, servivano queste.

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