Se c’è una partita che metterà presto alla prova assi, motori e rapporti di forza fra i tre grandi Paesi fondatori dell’Unione è quella per la successione alla Banca centrale europea. Per capirne un po’ di più partiamo dai fatti.
La scorsa settimana il governatore della Banca di Francia ha annunciato a sorpresa le dimissioni «per ragioni personali», ma anche i muri dell’Eliseo sanno che le cose non stanno così. François Villeroy de Galhau ha dato seguito alla richiesta di Emmanuel Macron, determinato a contare finché può sulle nomine più importanti in Europa.
Roma vuole “dire la sua”
Il commento di ieri della cancelleria di Berlino alle indiscrezioni su un possibile passo indietro anticipato di Christine Lagarde somiglia a una conferma: «Sarebbe concepibile che la Germania presenti una propria candidata o candidato». La reazione del Tesoro italiano è invece dubbiosa: «Per quanto ci riguarda la questione non è all’ordine del giorno» ma «siamo un grande Paese e diremo la nostra su questo ruolo di grande importanza per l’Unione».
In sintesi: Parigi spinge per la successione, Berlino vuole incassarla, Roma non vuole subire una decisione a tavolino del direttorio franco-tedesco. È la prima volta dalla nascita della moneta unica che si discute concretamente delle dimissioni anticipate del suo governatore. Ed è la prima volta che i tedeschi ambiscono a quel posto.
Chi sono i possibili candidati
Fin qui l’aveva impedito la linea di politica monetaria ortodossa della Bundesbank, a lungo contraria ad una banca centrale interventista. Dopo la cura Draghi, il whatever it takes e il primo esperimento di debito comune è cambiato tutto. Non è un caso se il governatore tedesco Joachim Nagel nei giorni scorsi – seppur cautamente – ha aperto alla ipotesi di ricorrere alla emissione di Eurobond, ben vista dai Paesi mediterranei.
Non nasconde le sue ambizioni nemmeno Isabel Schnabel, membro del direttivo di Francoforte e con il vantaggio di essere più vicina di Nagel al partito di Merz. L’eventuale candidatura dell’uno o dell’altra deve però fare i conti con due problemi che rispondono altrettanti cognomi tedeschi: quello della numero uno della Commissione Ursula von der Leyen e della responsabile della vigilanza unica sulle banche, Claudia Buch. L’equilibrio interno alle istituzioni non può reggere contemporaneamente tre persone della stessa nazionalità.
IL CASO
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Ecco perché nei palazzi europei circola con insistenza un’ipotesi: se Friedrich Merz decidesse di battersi per la poltrona dell’euro si imporrebbe un passo indietro per von der Leyen. Alla quale la cancelleria non potrebbe che promettere il più classico promoveatur ut amoveatur: la candidatura a presidente della Repubblica di Germania quando scadrà il mandato di Frank-Walter Steinmeier nel 2027.
L’ipotesi non ha la strada spianata, anzi. Le conseguenze inintenzionali di un possibile domino potrebbero portare a soluzioni meno traumatiche. Mario Draghi ad esempio caldeggia il nome dell’ex governatore spagnolo Pablo Hernandez de Cos, il cui Paese però può già contare sulla poltrona della Banca europea degli investimenti, alla quale Giorgia Meloni avrebbe voluto l’ex ministro Daniele Franco e invece ora guidata da Nadia Calvino.
Gli equilibri tra Italia, Francia e Germania
Insomma, la certezza è solo nel progetto di successione, che spiega anche il recente lavorìo diplomatico fra le grandi capitali. Dei tre leader Merz è quello con l’orizzonte di governo più lungo, Macron ha il più breve (in Francia si vota ad aprile dell’anno prossimo), Meloni il più complicato. La premier non può permettersi di apparire a favore della strategia anti Le Pen di Macron, tesa a mettere in sicurezza le istituzioni dall’eventuale vittoria dell’estrema destra alle presidenziali.
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Né può mettere a repentaglio il rapporto con von der Leyen, che fin qui le ha garantito in Europa un’abile politica dei due forni. Dall’altra non può restare spettatrice dell’attivismo di Parigi e Berlino, e farsi trovare impreparata in caso di uscita di scena di Lagarde. Un’eventualità che – per inciso – nel suo partito trova consenso. Dice Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera di Fratelli d’Italia: «Se posso esprimere un parere personale, di un cambio ai vertici della Bce non potrei che essere lieto. Non penso sia stata una buona governatrice».
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