Arrestato a Tirana dopo 26 anni di ricerche investigative per un omicidio commesso ad Asti nel 1999, torna in libertà. Un colpo di diritto, più che di scena. Kamer Duhanxhiu, cittadino albanese di 44 anni, condannato a trent’anni di reclusione in primo e in secondo grado senza aver mai messo piede in tribunale, ha potuto beneficiare di una norma che fa sembrare il processo un po’ come il Gioco dell’Oca. L’uomo, difeso dall’avvocato Marco Marcelli, del foro di Venezia, nei giorni scorsi è stato rilasciato dalle autorità albanesi, su richiesta del ministero italiano, e la sua storia processuale è stata riportata indietro di qualche casella. Questione di legge.
La motivazione
Lui non sapeva del processo in corso, né è provata la sua volontà di essere latitante, cioè di non voler comparire in aula. Questa la motivazione. Secondo i giudici della corte d’Appello di Torino che hanno accolto il ricorso del suo legale «non c’è prova che l’imputato abbia avuto conoscenza della pendenza del procedimento o del provvedimento e volontariamente abbia rinunciato a comparire o a proporre impugnazione nei termini previste della legge contro la sentenza di primo grado». La Cassazione, in questi termini, è chiara: tutto da rifare.
LA CRONACA
Arrestato il killer Duhanxhiu: era latitante da 26 anni dopo un omicidio ad Asti nel 1999
A CURA DELLA REDAZIONE DI ASTI
Le indagini
L’uomo è stato accusato di aver partecipato all’assassinio di Fatbardha Lleshi, una prostituta di 32 anni, uccisa a coltellate sotto la sua abitazione, nel rione di Santa Caterina ad Asti. Stando alle indagini, aiutate da alcuni testimoni residenti in zona, l’esecutore materiale era stato un altro uomo, Paco Gezim, allora trentenne, mentre Kamer Duhanxhiu era stato accusato di concorso. Per quasi 26 anni era riuscito a far perdere le tracce. Poco più di tre mesi fa è stato fermato negli Stati Uniti, in Florida, ed espulso dalle autorità americane. Al suo arrivo in Albania sono scattate le manette. Le procedure per l’estradizione in Italia però si sono bloccate. Il suo legale ha sollevato una questione tecnica ma determinante. Il difensore ha dimostrato che «il condannato ha avuto conoscenza della condanna solo il 19 novembre 2025» quando è stato arrestato. Lui è sempre stato giudicato da irreperibile. Ma allo stesso tempo non era al corrente del processo in corso. Adesso potrà difendersi dalle accuse di fronte alla corte d’Assise d’appello di Torino, impugnando la sentenza di condanna emessa in primo grado dal tribunale di Asti nel 2002.
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