«Le modalità di determinazione del compenso ai rider sono certamente frutto di scelta politica dell’impresa, volta a massimizzare il profitto» attraverso «lo sfruttamento di soggetti che, per condizioni personali, origine ed esigenze contingenti, non risultano in grado di sottrarsi a quelle condizioni di sfruttamento».
Il gip di Milano, Roberto Crepaldi, ha convalidato il decreto di controllo giudiziario nei confronti di Glovo-Foodinho, emesso d’urgenza dal pm Paolo Storari nell’indagine per caporalato a carico del fondatore Oscar Pierre. Tra le prescrizioni disposte oltre alla verifica del rispetto delle norme e delle condizioni lavorative figura anche la «regolarizzazione dei lavoratori» impiegati dalla piattaforma digitale per le consegne di cibo a domicilio.
l’operazione
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I Carabinieri del gruppo tutela lavoro di Milano hanno intervistato quasi cinquanta ciclo-fattorini stranieri che hanno lamentato di trovarsi in uno stato di bisogno. Dalle interviste risulta che lo stipendio varia tra i 900 e i 1.200 euro al mese a fronte di oltre 60 ore lavorative a settimana senza nessuna tutela in caso di malattia e sicurezza.
«Allo stato, tuttavia, non può negarsi come si tratti di retribuzioni che – se le dichiarazioni dei rider risultassero effettivamente confermate e non vi è motivo di dubitare che così sarà – non risultano conformi né ai parametri del Ccnl, né tantomeno al salario minimo costituzionale», sottolinea il giudice.
Stando al contratto che la multinazionale spagnola stipula con i rider la retribuzione oraria dovrebbe aggirarsi intorno ai dieci euro lordi. Una somma che, però, non terrebbe conto solo del «“tempo stimato dalla piattaforma” e non al tempo effettivo della consegna, con ciò facendo ulteriormente gravare sul rider gli accadimenti imprevedibili che possano rallentare la consegna (banalmente il tempo di attesa davanti all’esercizio commerciale prima che il bene da consegnare sia pronto) e inducendolo a esporsi a pericoli per la propria incolumità (e per quella altrui) che costituiscono fatto notorio e che tutti coloro che vivono in un’area urbanizzata hanno potuto constatare».

La misura del controllo giudiziario viene ritenuta idonea a garantire «il giusto equilibrio tra le esigenze di redditività e l’equità delle retribuzioni – si legge nel provvedimento -. Equilibrio che non è compito di questo giudice calare dall’alto, ma che sarà demandato alle parti e alle relative rappresentanze sindacali e datoriali – sotto la supervisione dell’amministratore giudiziario».
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