La manovra di bilancio approvata a fine anno dal governo aumenta il disavanzo delle amministrazioni pubbliche fino a 6,8 miliardi da qui al 2028. È quanto emerge dal Focus tematico pubblicato oggi dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che esamina la versione definitiva del provvedimento e ne analizza gli impatti finanziari, le categorie destinatarie e le modifiche introdotte durante l’iter di approvazione. Rispetto allo scenario tendenziale, la manovra comporta un incremento dell’indebitamento netto pari a 0,8 miliardi nel 2026, 5,7 nel 2027 e 6,8 nel 2028. Valori che, secondo l’Upb, appaiono «coerenti con gli obiettivi fissati dal Governo» nel Documento programmatico di finanza pubblica: 2,8% del Pil nel 2026, 2,6% nel 2027 e 2,3% nel 2028. Il passaggio parlamentare ha prodotto un lieve miglioramento dei saldi rispetto alla versione iniziale: 157 milioni nel primo anno, 243 nel secondo e 248 nel terzo.
L’intervento in Aula
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A CURA DELLA REDAZIONE
«La manovra – spiega l’Upb – determina un impatto netto favorevole per le famiglie, in particolare sui lavoratori dipendenti, pari a 20,1 miliardi cumulati nel triennio 2026-28», con un beneficio netto di 7 miliardi nel 2026, 7,8 nel 2027 e 5,4 nel 2028. I dipendenti sono i principali destinatari grazie a misure temporanee di agevolazione fiscale su aumenti retributivi, premi di produttività e lavoro notturno, oltre alla riduzione strutturale dal 35% al 33% della seconda aliquota Irpef, cui sono destinate risorse nette per 7,9 miliardi cumulati nel triennio. Al contrario, imprese e lavoratori autonomi subiscono un impatto restrittivo che, per effetto di interventi soprattutto sul lato delle entrate, migliora il saldo di bilancio di 1,3 miliardi nel 2026, 5,1 nel 2027 e 2,7 nel 2028. L’Upb segnala tuttavia che una parte significativa delle coperture poggia su basi fragili perché non ancora strutturali.


Vari interventi di aumento del prelievo fiscale hanno effetti «inizialmente positivi ma negativi negli anni successivi»: le misure di anticipo delle entrate migliorano l’indebitamento netto rispettivamente di 3,5, 3,8 e 1,3 miliardi nel triennio, per poi peggiorarlo dal 2029.

Gli oneri per misure temporanee prive di copertura specifica ammontano a 7,6 miliardi nel 2026, 6,8 nel 2027 e 4,1 nel 2028. Una quota rilevante delle risorse, pari a 4,8 miliardi, deriva dalla rimodulazione del Pnrr. Sul fronte previdenziale, la manovra introduce l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato e amplia la platea delle imprese obbligate al versamento del Tfr all’Inps, abbassando la soglia a 40 dipendenti dal 2032. Gli effetti complessivi sulle norme pensionistiche e sul Tfr sono positivi per 1,2 miliardi nel 2026 ma decrescenti, fino a diventare negativi dal 2033 e raggiungere 0,9 miliardi nel 2035.

Per gli incentivi alle imprese, la maggiorazione degli ammortamenti peserà 8,4 miliardi nel periodo 2027-2034, con un incremento di 4,4 miliardi rispetto al testo originario. L’estensione fino a settembre 2028 garantisce maggiore certezza di pianificazione. Il credito d’imposta per la ZES Unica è stato esteso a Marche e Umbria, ma a risorse invariate per 4,4 miliardi nel triennio: se le domande superano i fondi, il beneficio viene ridimensionato proporzionalmente, riducendo l’aliquota effettiva. Il Parlamento ha inoltre istituito un fondo da 1,3 miliardi per integrare i crediti d’imposta Transizione 4.0 per investimenti effettuati entro il 2025.
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