È arrivato il giorno in cui si concludono i Giochi Olimpici di Milano Cortina. Oggi pomeriggio ci saranno ancora alcune gare, come la finalissima di hockey maschile con il big match Usa-Canada. Ma gli occhi sono tutti puntati sulla cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, il tempio dell’Opera, patrimonio dell’Unesco. “Beauty in action” il concept pensato per concludere queste due settimane di gare ed eventi. «Un racconto dell’Italia che intreccia opera e urban dance, tradizione e tecnologia, sostenibilità e spettacolo» promette Alfredo Accatino di Filmmaster, direttore artistico della Cerimonia di chiusura. Una macchina scenica imponente dentro un monumento millenario. Ma prima di parlare di estetica e visioni, c’è una variabile molto concreta: il meteo.
Direttore, se lo chiedono in molti: il meteo reggerà?
«Direi di sì. Glielo confesso: ero più preoccupato per la pioggia che per eventuali polemiche. All’Arena il maltempo non è un dettaglio. Per fortuna le previsioni sono buone».
“Beauty in Action”: cosa vedremo?
«Un’Italia in movimento: la bellezza da noi non è mai statica, non è da cartolina. Mettiamo uno stage super contemporaneo dentro un monumento che fa spettacolo da duemila anni. È un dialogo tra passato e futuro, tra pietra antica e tecnologia. È l’Italia che non si limita a custodire la bellezza, ma la mette in movimento».
Qual è il filo narrativo della serata?
«L’italianità come punto di partenza: opera, cinema, musica, danza. Poi lo sguardo si allarga a temi universali: il rispetto per gli atleti, la loro capacità di superarsi, e infine l’ambiente. E su questo tema, ci sarà una performance di Roberto Bolle».
Il tema ambientale è molto presente in questi Giochi. Come lo raccontate?
«Con un momento che si chiama Circle of Life. Parliamo di acqua, di ciclo naturale, di equilibrio. I Giochi invernali vivono di neve: se non proteggiamo l’ambiente, mettiamo a rischio anche lo sport. Lo raccontiamo in modo poetico ma spettacolare».
Ci può anticipare qualche momento simbolo?
«Un inizio inaspettato. Un omaggio alla bandiera italiana attraverso le fotografie di Marco Delogu. Un segmento molto elettronico dedicato all’elevazione dell’atleta. E poi il finale sarà un grande concertone».
Anche in questa cerimonia ci sarà un omaggio alla moda, in maniera un po’ inconsueta.
«Esatto. Abbiamo fatto un enorme lavoro sui costumi con un costumista che si chiama Stefano Ciammitti. Ha utilizzando solo materiali di recupero, per cui c’è l’abito di Madame Butterfly che è stato realizzato con un paracadute degli anni ‘70, quelli dell’Aida con i teli termici dorati che servono per proteggere dal freddo che spesso vengono usati per i migranti. Rigoletto sarà tutto zip e jeans. Insomma, un lavoro pazzesco».
Dopo le polemiche che hanno accompagnato la cerimonia d’apertura sente la pressione?
«Fa parte del mestiere. Ma sono sereno: lo spettacolo parlerà da solo. Abbiamo lavorato molto con Adriano Martella che è il direttore creativo e con la regista Stefania Opipari».
Un team nato a Torino 2006. Che eredità si porta da allora?
«Le esperienze di molti si sono formate a Torino, il background dei giochi non andrebbe disperso perché dopo tutto quello che è stato fatto a Torino 2006, oggi molte figure sono nel mondo. Molte sono in Fondazione Milano-Cortina ed è un peccato poi che si disperda questo capitale di know-how».
Qualche spoiler sugli ospiti?
«Alcuni nomi sono già noti, Achille Lauro, Gabri Ponte, Benedetta Porcaroli. Gli altri sono top secret. Bisogna avere pazienza».
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it








