Dal piemontese al siciliano, l’associazione che salva le lingue locali: “Sono un patrimonio”

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«Si tratta di superare un approccio regionalistico per uno plurilinguistico. Le lingue regionali non sono qualcosa che ci isola ma arricchiscono le nostre potenzialità comunicative, e oggi ci rendiamo conto di questa ricchezza nelle scuole, con bambini e ragazzi che non hanno l’italiano come lingua madre, e sono entusiasti di imparare le lingue dei nostri nonni».

Alessandro Mocellin, docente di Lettere nelle scuole secondarie e direttore dell’Academia de ła Łengua Veneta, è anche il primo presidente di Clird, Coordinamento lingue regionali e diritti linguistici, che formalmente è nato il 21 febbraio, giornata internazionale della lingua madre proclamata dall’Unesco.

Il Clird riunisce otto associazioni rappresentative di otto lingue regionali italiane non incluse nella legge 482/1999, unica legge statale di tutela delle minoranze linguistiche. E il motivo per cui il Clird nasce – spiega Mocellin – è fare in modo che lingue – «Attenzione, non dialetti», sottolinea – come piemontese, ligure, veneto, lombardo, emiliano, romagnolo, napoletano e siciliano, siano valorizzate, promosse e tutelate come altre minoranze linguistiche riconosciute, ad esempio il ladino, il friulano o il sardo.

La letteratura in lingua locale

Del Clird fanno parte associazioni animate da molti giovani – lo stesso presidente è under 40 – che puntano a rendere le lingue regionali strumenti vivi, parlati quotidianamente. «Le proposte sono concrete – spiega il linguista – si tratta di promuovere l’insegnamento della letteratura in lingua locale nelle scuole, di creare canali di collaborazione con istituzioni europee e internazionali più avanti di noi in questi percorsi, di favorire progetti con le comunità linguistiche di emigrati e discendenti italiani nel mondo, di stimolare l’accesso ai fondi europei per la cultura e il patrimonio immateriale ma anche di promuovere la presenza delle lingue regionali nei media, nel teatro, nella musica, cosa che sta già accadendo proprio in un ambito giovane se pensiamo a serie tv come Mare Fuori o a molti rapper o youtuber». L’iniziativa vuole essere sociale, popolare e “pop”, prima ancora che politica. Ma è ovvio che dovrà essere la politica dovrà essere un interlocutore preferenziale.

Il manifesto fondativo

Il Clird nasce con un manifesto fondativo che richiama tra le altre cose la Carta delle lingue regionali o minoritarie del Consiglio d’Europa, la convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, che tutela il diritto dei minori alla propria lingua e gli articoli 6 e 9 della Costituzione italiana, che riconoscono la tutela delle minoranze linguistiche e del patrimonio culturale. Nello statuto del Clird si sottolinea che molte lingue regionali d’Italia sono già riconosciute dall’Unesco come “in pericolo”, una condizione confermata dal recente rapporto Istat sull’uso delle lingue regionali e dei dialetti.

L’analisi dell’Istat

Negli ultimi quarant’anni, l’uso esclusivo o prevalente del dialetto nelle famiglie italiane si è ridotto di oltre due terzi, dal 32% nel 1988 al 9,6% nel 2024. Quasi una persona su due (48,4%) oggi parla solo o prevalentemente italiano in ogni contesto relazionale: l’8% in più rispetto a soli dieci anni fa. Le regioni dove si parla solo o prevalentemente italiano sono Toscana (75,6%), Liguria (75,5%) e Piemonte (68,8%). Per questo il coordinamento insiste anche sull’importanza della trasmissione linguistica tra le generazioni e il ruolo dei genitori e degli anziani come «depositari e continuatori della tradizione».

«I tempi stanno mutando, oggi sempre più persone conoscono l’inglese, anche se in maniera superficiale – osserva il presidente del Clird -. Io penso alle lingue regionali come lingue pozzo, profonde, stratificate, e all’inglese scolastico diffuso in Italia come a una lingua pozza, superficiale, non approfondita. Crediamo che sia necessario puntare su entrambe, altrimenti il rischio, in futuro, è di perdere progressivamente la ricchezza della lingue madre a favore di lingue universalmente riconosciute».

«In un Paese che spesso ha relegato il proprio plurilinguismo a fenomeno folkloristico, se non a problema storico da silenziare – si legge nel manifesto fondativo del Clird – si propone una visione moderna, europea e inclusiva, la diversità linguistica non come un ostacolo, ma come risorsa culturale, educativa e sociale».

Fanno parte del Clird per la lingua emiliana Léngua Mêdra, per la lingua ligure il Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure, per la lingua lombarda Far Lombard, per la lingua napoletana l’Accademia Napoletana, per la lingua piemontese Arcancel, per la lingua romagnola l’Istituto Friedrich Schürr, per la lingua siciliana l’Accademia della Lingua Siciliana, per la lingua veneta l’Academia de ła Bona Creansa e l’Academia de ła Łengua Veneta.

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