Morto in casa a cinque mesi, sospetti della procura dei minori: “Affidate il fratello ai nonni”

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Per quarantotto ore si è sperato in un miracolo. Non c’è stato. L’illusione che potesse esistere una possibilità che questo bimbo di cinque mesi potesse salvarsi è svanita nel pomeriggio di ieri. Quando, nel reparto di rianimazione del Regina Margherita, i medici hanno dichiarato la morte cerebrale del piccolo. Il decesso è stato constatato in serata. Ai genitori, muti e devastati, forse era già chiaro tutto.

Sono sempre rimasti lì. Per due giorni. Da sabato pomeriggio. Ad aspettare senza più forze. E con poche speranze. Quando il bambino è arrivato in pronto soccorso era già in arresto cardiaco. In coma. Con una diagnosi terribile. «Trauma cranico, trauma addominale, trauma toracico». Il secondo arresto cardiaco è subentrato poco dopo il primo. È stato da subito un caso disperato. Un caso su cui, da due giorni, indaga la procura, che coordina le verifiche e gli accertamenti dei carabinieri di Chieri, della scientifica e del nucleo investigativo del comando provinciale di Torino.


La caduta nella villetta

Cosa è successo al neonato? Quali sono i traumi che ha subito che lo hanno fatto morire? Sono le domande che si sono posti i carabinieri quando hanno visto il piccolo in fondo alla scala interna della villetta in cui viveva a Pessione di Chieri. La scala collega il piano delle camere da letto a quello della zona giorno. La madre ha spiegato: «Mi sono sentita poco bene, ho avuto un malore e mi sono accasciata. Il bimbo mi è caduto. Quando ho ripreso conoscenza era sotto in fondo alla scala». È stata la donna a chiamare i soccorsi: «Mio figlio non respira, non respira più», ha detto. Quando sono entrati nella villetta, i soccorritori della Croce rossa di Chieri l’hanno trovata sotto choc. Non ha aggiunto quasi più nulla.

In ospedale è stata affiancata da un’equipe di psicologi del Regina Margherita. Domenica i carabinieri hanno sentito la donna, e il padre del piccolo, come persone informate sui fatti. Gli investigatori hanno fatto ogni domanda utile per capire se la versione dei fatti che, nel dolore e nella confusione, ricorda la madre riguardo alla dinamica della tragedia, possa essere ritenuta coerente con il gravissimo quadro delle condizioni sanitarie del neonato.


Autopsia e accertamenti tecnici della procura

Qualsiasi eventuale dubbio potrà essere fugato soltanto con gli accertamenti tecnici che la procura ordinerà nelle prossime ore. A partire dall’autopsia. Anche le condizioni fisiche della mamma potranno essere valutate rispetto alla versione da lei fornita. La donna non sarebbe rimasta contusa dopo avere perso i sensi. Ma anche riguardo a questo aspetto, servirà, se l’autorità giudiziaria lo riterrà utile, un accertamento.

Al momento della tragedia la donna sarebbe stata sola in casa con il neonato. Non ci sarebbero quindi altri testimoni.


Intervento della procura dei minori e tutela dell’altro figlio

Sul caso è intervenuta anche la procura dei minori, che nutre dubbi sulla versione del fatto resa dalla madre. Per questo motivo, a scopo precauzionale, e data la delicatezza del momento, la procura ha chiesto al tribunale dei minorenni che l’altro figlio della coppia, che ha quattro anni, venga temporaneamente affidato ai nonni.

Serve tempo per capire cosa è accaduto. L’inchiesta della procura ha dei tempi tecnici che non possono essere abbreviati. I genitori sono sconvolti. E al bambino di quattro anni serve protezione, in attesa degli eventi. Sarà il tribunale dei minori, nei prossimi giorni, a valutare.


Dolore a Pessione di Chieri: comunità sotto choc

È una tragedia che colpisce un intero paese, Pessione di Chieri. Un posto tranquillo, di villette immerse nel silenzio. Qui viveva il bimbo di cinque mesi. In una casetta ristrutturata da poco. Con pochi vicini. Un luogo che nelle scorse ore è stato perlustrato dai carabinieri di Chieri, con la scientifica. In cerca di tracce. Di elementi di prova. Di segni utili per comprendere cosa possa essere capitato a bimbo ormai già quasi morto, quando è stato trovato.

«Avevo un forte mal di testa già dalla mattina», ha detto la madre ai carabinieri. «Ho dormito poco», ha aggiunto.

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