Rogoredo, parla l’agente Cinturrino: “Chiedo scusa a tutti quelli che indossano la divisa”

0
2

E adesso, Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia fermato per l’omicidio a Rogoredo di Abderrahim Mansouri, parla. Lo fa per bocca del suo avvocato, Piero Porciani. E il suo primo pensiero è rivolto ai colleghi: «Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia». Lo stesso legale ha sottolineato le parole del suo cliente entrando nel carcere di San Vittore dove tra poco inizierà l’interrogatorio davanti al gip per la convalida del fermo.

Pusher ucciso a Rogoredo, Salvini: “Chi sbaglia in divisa paghi di più”

Il legale si è soffermato con i cronisti prima del suo ingresso in carcere, dove lo aspettava l’assistente capo finito in manette. «È tristissimo ed è pentito di ciò che ha fatto» spiega Porciani. Cinturrino, spiega il legale, «ha ammesso le sue responsabilità, è pentito soprattutto della fase successiva» di come si sono svolti i fatti, ma sostiene di aver sparato «perché ha avuto paura». E sa che «quello che è stato fatto dopo da lui e dai suoi colleghi è uno sbaglio». Ha avuto paura di Mansouri, continua Porciani, perché «un delinquente che si mette una mano in tasca non sai se ha una caramella, un sasso, un coltello o una pistola». E comunque «a 30 metri è chiaro che anche se avesse voluto colpire Mansouri non ci sarebbe riuscito con le armi che gli agenti hanno in dotazione. Questo è chiaro e pacifico».

fondi raccolti per la sua tutela lega

E poi c’è un altro dettaglio su questa vicenda. Per Cinturrino, prima che emergessero la verità sulla morte di Mansouri e le responsabilità del poliziotto, il sindacato autonomo di polizia aveva avviato una raccolta fondi per pagare la tutela legale dell’assistente capo. Ora, però, il sindacato fa sapere che restituirà l’intera somma devoluta alle circa mille persone che hanno contribuito.

La raccolta era stata lanciata dal Sap alcuni giorni dopo quanto accaduto a Milano lo scorso 26 gennaio. «Quanto emerso negli ultimi giorni – spiega il segretario generale del Sap, Stefano Paoloni – denota la gravità dei fatti e dei comportamenti tenuti nel boschetto di Rogoredo dagli operatori di polizia e in primis da Carmelo Cinturrino. Da un collega delle forze dell’ordine ci si aspetta rigore, professionalità e serietà, quanto accaduto e di una gravità inaudita». «Rispetto alle informazioni raccolte inizialmente – precisa Paoloni -, lo scenario è completamente diverso. Non solo ne prendiamo atto, ma ci spiace perché il nostro agire in buona fede ha raccolto la sensibilità di tantissime persone che si sono attivate immediatamente. La raccolta fondi era finalizzata a sostenere un collega che ritenevamo in difficoltà per motivi di servizio, purtroppo ci siamo sbagliati. Alla luce degli attuali fatti, non possiamo che rivedere la nostra posizione e sarà nostra cura restituire l’intero contributo a chi ha sostenuto l’iniziativa. Nello scusarci con coloro che hanno partecipato, li ringraziamo per il sostegno disinteressato rivolto agli uomini e alle donne delle forze dell’ordine». «Quanto accaduto – conclude Paoloni – è gravissimo e non ha scusanti, ma questo non deve ledere l’onorabilità e la professionalità di quanti tutti i giorni rischiano la loro incolumità sulle strade del Paese. Per fortuna, il sistema ha gli anticorpi, la verità è venuta a galla e si sta facendo piena chiarezza».


Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it