«Questa è casa vostra». La mattinata di sciopero dei giornalisti e dei lavoratori de La Stampa a Torino è iniziata così, accolti nelle edicole della città per incontrare i lettori e raccontare i timori e le paure legate alla vendita della testata. Un abbraccio del risveglio da parte di quei pochi presidi rimasti, porta d’accesso originale all’informazione libera.
Un abbraccio che è arrivato anche sotto il Comune di Torino, in piazza Palazzo di città, dove la redazione e le rsu del quotidiano di via Lugaro 15 si sono date appuntamento per chiedere “chiarezza sul futuro della testata”, insieme a loro qualche centinaio di persone tra politica, istituzioni, mondo culturale, colleghi di Repubblica e degli altri quotidiani, tanti affezionati al giornale della città, dell’infanzia e del presente, segno di un legame che sopravvive al correre veloce dei tempi. Si tratta della prima manifestazione di piazza in 150 anni di storia, mentre a Sanremo la sala stampa applaude ai colleghi che “per la prima volta in 75 anni non seguiranno il festival».
il nostro futuro
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Le ragioni dello sciopero
Le motivazioni per le quali il giornale, oggi, non sarà in edicola, le spiegano Giovanna Favro e Nadia Ferrigo, del Comitato di redazione: «La Stampa è patrimonio di questo territorio, i quotidiani sono presidi di democrazia: chiediamo risposte chiare sul nostro futuro». Silvia Garbarino, segretaria dell’Associazione Stampa Subalpina, aggiunge: «C’è una due diligence avviata con un editore, la Sae di Leonardis, che in questo momento non ci dà alcuna fiducia visto che non c’è un piano industriale, né una tenuta economica né di crescita». «La cessione di un giornale – sottolinea il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia – non è la cessione di un’azienda qualunque. E’ un pezzo di democrazia che deve essere tutelato e a tutelarlo deve essere un impegno collettivo».
L’intervento di Stefano Tallia, presidente dlel’Ordine dei giornalisti del Piemonte 

Volti noti in piazza
In piazza una folta rappresentanza politica e istituzionale: il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco e l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano, gli onorevoli Mauro Berruto (Pd), Marco Grimaldi (Avs), Daniela Ruffino (Azione), il segretario regionale dem Domenico Rossi con una delegazione, le leader dei partiti di opposizione a Palazzo Lascaris che porteranno un documento congiunto in Aula, e poi Demos, Torino Bellissima, FdI, Giorgio Airaudo della Cgil, Augusto Montaruli per l’Anpi, tanti membri della giunta comunale e la vicesindaca.
Chiamparino: «La Stampa un punto di riferimento»
Poi moltissimi esponenti del mondo culturale cittadino, da Chiara Saraceno a Enzo Ghigo, da Elena Loewenthal fino a Evelina Christillen, Giampiero Leo di Crt, Anna Ronfani di Telefono Rosa, Antonella Parigi. A prendere il microfono anche l’ex governatore dem Sergio Chiamparino: «Si tratta di un giornale che è la storia, le radici di Torino e allo stesso tempo C a livello nazionale a cui non si può rinunciare».
Lo Russo: «Strategia di restringimento degli spazi della libertà di informazione»
Ad accogliere una rappresentanza dei giornalisti nelle stanze di Palazzo Civico il sindaco Stefano Lo Russo, sceso poi in piazza. Le sue parole sono chiare e nette: «Il ruolo che La Stampa svolge da tanti anni è indispensabile per il pluralismo informativo, per il racconto di ciò che accade in questa città e, a maggior ragione, in un momento nazionale in cui gli spazi si stanno riducendo. È evidente che esiste una strategia generale di restringimento degli spazi della libertà democratica e della libertà di informazione». Continua il primo cittadino: «Per quanto ci riguarda, saremo parte attiva e garanti, per quanto possibile, degli aspetti industriali e occupazionali. Su questo ho ricevuto rassicurazioni da chi in questo momento gestisce la trattativa, a fronte di domande precise che ho posto. Ma non è solo un tema occupazionale: è un tema di libertà di informazione e di tutela delle professionalità». Infine, conclude: «Questo è un momento difficile per il Paese, in cui molte granitiche certezze non lo sono più. I recenti fatti di cronaca del mese di dicembre mi hanno insegnato tanto di come le istituzioni di questo Paese possano talvolta essere in qualche modo, diciamo così, parte di un disegno politico. La attenzione della amministrazione, quindi, è anche politica. Siete nel cuore della città».
Striscione in piazza San Carlo
Nel cuore della città, sotto il monumento al Conte Verde, gli interventi si susseguono per più di due ore. L’ultimo abbraccio è quello di Nelida, che accoglie i cronisti in piazza San Carlo e appende al suo balcone uno striscione: “La Stampa non si svende”. Accanto, una scritta, che diventa quasi un monito: “Viva la Costituzione”.
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