Più efficaci, universali e capaci di ridurre drasticamente l’uso di antibiotici. È questo l’identikit dei vaccini anti-influenzali del futuro, tracciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel nuovo rapporto “Full Value of Improved Influenza Vaccine Assessment” (Fviva), pubblicato sulla rivista Vaccine.
Il documento apre uno scenario di speranza senza precedenti: lo sviluppo e la diffusione di vaccini di “nuova generazione” potrebbero prevenire fino a 18 miliardi di casi e salvare oltre 6 milioni di vite tra il 2025 e il 2050. «Sarebbe un grandissimo passo in avanti», commenta Ivan Gentile, professore ordinario di Malattie infettive e direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia della Federico II.
La sfida
«È ben noto che l’influenza ogni anno mieta circa mezzo milione di morti nel mondo per complicanze – spiega Gentile -. È altrettanto ben noto che i vaccini già esistenti, pur riducendo il rischio di ammalarsi di forme complicate e di morire, non funzionano al cento per cento», aggiunge.
La loro efficacia può variare a seconda della stagione, del prodotto e della popolazione. La protezione è infatti limitata a una stagione. Due volte all’anno, l’Oms convoca gli esperti del “Sistema globale di sorveglianza e risposta all’influenza” per formulare raccomandazioni sulla composizione del ceppo del vaccino antinfluenzale.
Gli effetti
Ora però la ricerca si sta concentrando su bersagli virali più stabili («conservati»), che non cambiano ogni anno. Questo permetterebbe di creare vaccini universali o, almeno, molto più duraturi. Un vero e proprio salto tecnologico. «Esistono in sperimentazione molto avanzata dei vaccini che sembrerebbero offrire una protezione maggiore e che consentirebbero di superare il problema di dover ricorrere alla vaccinazione annuale», dichiara Gentile.
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La Fviva stima che se tra il 2025 e il 2050 fossero disponibili e ampiamente utilizzati vaccini antinfluenzali migliorati, di nuova generazione o universali, si potrebbero prevenire fino a 18 miliardi di casi di influenza e salvare fino a 6,2 milioni di vite in tutto il mondo, in particolare tra le persone a più alto rischio di malattie gravi, come gli anziani, i bambini piccoli e le donne incinte.
Antibiotico-resistenza
Un impatto importante si avrebbe anche sulla resistenza antimicrobica. Si stima che l’uso attuale della vaccinazione riduca l’assunzione non necessaria di antibiotici di ben 10 milioni di dosi all’anno. I vaccini antinfluenzali di nuova generazione potrebbero evitare fino a 1,3 miliardi di dosi giornaliere legate agli antibiotici tra il 2025 e il 2050, contribuendo in modo significativo a contrastare la crescente resistenza antimicrobica a livello globale.
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«Vaccini più performanti fanno ammalare meno, fanno andare meno in ospedale, fanno usare meno antibiotici – spiega Gentile – e sarebbero una strategia vincente, perché ridurrebbe i costi per il sistema sanitario nazionale. Una strategia win-win, in cui vincono tutti».
Le resistenze
Tuttavia, avere l’arma migliore del mondo non serve a nulla se nessuno è disposto a impugnarla. Il rischio, avverte Gentile, è quello di avere «meravigliosi scudi di protezione in un cassetto». Qui entra in gioco il fattore umano, la cosiddetta esitanza vaccinale. «Poiché questi nuovi vaccini si baseranno in parte anche su piattaforme a Rna messaggero, c’è il rischio che le persone abbiano paura a ricorrervi – evidenzia l’esperto -. Le persone devono capire che il vaccino a mRna – continua – non è sperimentale, ma si basa su decenni di studi che ne hanno dimostrato la sicurezza. Per questo gli aspetti comunicativi non devono essere secondari rispetto a quelli scientifici. Solo così si potrà utilizzare al meglio questo strumento prezioso. La scienza è pronta a consegnarci uno scudo più forte. Resta da vedere se saremo pronti, come società, a indossarlo con consapevolezza».
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