Tre suore uccise in Burundi nel 2014, arrestato a Parma il presunto mandante

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PARMA. I carabinieri di Parma hanno arrestato un uomo coinvolto nell’uccisione delle tre missionarie saveriane italiane, brutalmente assassinate in Burundi tra il 7 e l’8 settembre 2014 a Bujumbura. Suor Olga Raschietti (83 anni), suor Lucia Pulici (75 anni) e suor Bernardetta Boggian (79 anni) vennero aggredite e uccise nel corso di due diversi assalti alla loro missione in meno di 48 ore. I corpi delle vittime presentavano segni di violenza efferata. Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Parma.

Chi sono

Le missionarie Olga Raschietti, 83enne di Montecchio Maggiore (Vicenza), Lucia Pulici, 75enne di Desio (Monza e Brianza) e Bernardetta Boggian, 79enne di Padova furono brutalmente assassinate in Burundi, nel loro convento alla periferia di Bujumbura, la capitale del Paese africano dove le religiose saveriane erano impegnate da sette anni. Furono massacrate tra il 7 e l’8 settembre 2014. Un caso che colpì molto l’opinione pubblica anche per l’efferatezza dei delitti. Sotto choc la diocesi di Parma alla quale le consorelle appartenevano. Suor Olga Raschietti e suor Lucia Pulici furono uccise nel pomeriggio del 7 settembre 2014.

L’assassino le ha sgozzate e poi si è accanito sul cadavere di una di loro colpendone ripetutamente il viso con una pietra. La terza vittima, suor Bernardetta Boggian, è stata invece uccisa nella notte tra il 7 e l8. Era stata lei a ritrovare in una pozza di sangue i cadaveri delle consorelle, ma aveva deciso di non abbandonare l’alloggio, scelta che probabilmente la consegnò nelle mani dell’assassino o degli assassini. Anche per lei una fine cruenta. Fu uccisa e decapitata. Il suo capo reciso fu posto vicino al cadavere. Sono sepolte nei pressi della città di Bukavu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, nel cimitero di Panzi, vicino ad altri missionari che sono morti o sono stati uccisi nella regione africana. Appena dopo i delitti fu arrestato in Burundi un 33enne, Christian Claude, perché – come riferì la Polizia – era convinto che il convento dove vivevano le religiose era stato costruito su un terreno che apparteneva ai suoi genitori. Un arresto che però già 12 anni fa fu bollato come “depistaggio”. Le indagini si riaprirono nel 2024.


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