Tanto rumore per nulla. Tutti si aspettavano chissà che da TonyPitony, etichettato come la vera mina vagante del Festival. E invece, il duetto con Ditonellapiaga scivola via come l’acqua. La coppia canta The Lady Is a Tramp, ma la musica lascia spazio al teatro. Movimenti ampi, pause studiate, ironia calibrata, più recita che canto. Una parte parlata sugli arancin*, con l’asterisco che urla inclusività. Sul finale, un caco poggiato a terra: surreale, nulla di più. La regia ci indugia un po’, chissà perché così tanta importanza a un frutto.
Sanremo, Morandi e il duetto con il figlio Pietro: “Emozione unica, la porterò sempre con me”
Non era invece rilevante – a quanto pare – il bacio tra Gaia e Levante alla fine del duetto sulle note di Gianni Nannini. Qua la regia allarga l’inquadratura, in diretta quasi non si vede, e sui social esplode il caso. La parola “censura” rimbalza ovunque. Il gesto era naturale, coerente, dentro la performance, ma è stato subito trasformato in un simbolo dai cercatori dello scandalo a tutti i posti.
Sanremo, il bacio tra Levante e Gaia: la regia non inquadra

Per fortuna, c’è Alessandro Siani. Trascina il pubblico, e trascina la serata, come ieri aveva fatto Ubaldo Pantani. Giochi, risate, improvvisazione. Il momento più divertente: Carlo Conti che indossa la maschera di TonyPitony. Il conduttore si presta e il teatro esplode in un coro di risate. Leggerezza pura, ironia che scioglie la tensione. L’emozione, invece, arriva con Gianni Morandi e Tredici Pietro. Padre e figlio sullo stesso palco. La voce trema appena, lo sguardo è orgoglioso. Non è solo duetto, è vita condivisa, fragile e potente allo stesso tempo. Il pubblico trattiene il fiato, percepisce ogni frammento di intimità. Un Gianni Morandi così teso all’Ariston non si era mai visto.
Sanremo, Morandi e il duetto con il figlio Pietro: “Emozione unica, la porterò sempre con me”

Poi Tullio De Piscopo, ottant’anni appena compiuti, fa vibrare l’Ariston con la sua batteria ipnotica. Con lui LDA e Aka7even, che si scatenano su Andamento Lento, brano storico del 1988. I ballerini spingono, il pubblico si alza e scandisce «Tullio, Tullio». Energia pura, ponte tra generazioni, leggenda e giovani talenti che si incontrano sullo stesso palco. Gli omaggi a Ornella Vanoni attraversano la serata con brividi eleganti. Fiorella Mannoia con Michele Bravi fa più rumore di tanti altri, indossando sul bordo del vestito nero una spilletta con la bandiera palestinese.
Sanremo, Fiorella Mannoia sul palco indossa una spilla con la bandiera della Palestina

J-Ax, invece, celebra una vecchia Milano rimpianta e ormai tramontata con E la vita, la vita di Cochi e Renato, insieme ad alcuni simboli viventi di una certa milanesità. Con lui sul palco ci sono Paolo Rossi, Paolo Jannacci, Ale e Franz e Cochi Ponzoni stesso raccolti sotto la sigla Ligera County Fam. Alla fine un saluto a Pozzetto: «Ciao, Renato!».
La serata cover vive di contrasti forti. Ironia e commozione, coraggio e leggerezza, ritmi che fanno ballare, passaggi generazionali che emozionano, risate che liberano. Il peggio quando l’effetto supera la sostanza, quando il calcolo soffoca l’emozione. Il meglio quando gioco, musica e affetto prendono il sopravvento. L’Ariston diventa teatro, discoteca, memoria e festa nello stesso istante.
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