Shirali: “L’unico paese andato in aiuto dell’Iran sono gli Stati Uniti”

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«L’unico Paese andato in aiuto dell’Iran sono gli Stati Uniti». È quanto afferma Mahnaz Shirali, sociologa e politologa franco-iraniana, parlando della crisi scoppiata nel suo Paese natale dopo l’attacco condotto da Stati Uniti e Israele. «Quando il popolo iraniano si ribella viene massacrato, nella più totale indifferenza della comunità internazionale», spiega l’esperta, criticando l’atteggiamento dell’Unione europea che in questi anni è sempre stata «silenziosa e complice della Repubblica islamica». «È arrivato il momento che gli europei si schierino al fianco di Washington», afferma Shirali, che preferisce non dare troppi dettagli sulla sua attività di docente: «ogni volta che ha saputo dove lavoravo, il regime ha lanciato una campagna diffamatoria nei miei confronti».

Prof.ssa Shirali, quindi trattare con le autorità di Teheran era impossibile?

«Non c’è mediazione con i dittatori sanguinari. L’unica soluzione è quella di eliminarli, come Trump ha fatto con Khamenei, che non era pronto a negoziare o a cedere il suo posto. Adesso ci sono ancora i Guardiani della Rivoluzione, che però verranno fortemente indeboliti da bombardamenti. A quel punto, quando gli apparati repressivi della Repubblica islamica saranno fiaccati, il popolo iraniano si attiverà per sovvertire il regime».

L’Europa deve temere per la sua sicurezza?

«Il regime, in questo momento, non è in grado di attaccare i Paesi europei, anche perché se ne avesse avuto a possibilità lo avrebbe fatto»

C’è sempre il problema dei lupi solitari che potrebbero agire autonomamente.

«Anche in quei casi dietro c’è sempre la mano della Repubblica islamica, da un punto di vista ideologico ma anche finanziario. Ma credo che in questo momento la Repubblica islamica sia più occupata a pensare alla sua sopravvivenza invece di andare ad organizzare attentati».

Che scenario si apre per l’Iran dopo la morte di Khamenei?

«Era la sola persona in grado di mantenere il fragile equilibrio della Repubblica islamica, che adesso ha perso la sua guida e si dirige verso il crollo».

Non pensa che il regime avrà la capacità di riorganizzarsi e resistere?

«Gli mancano figure religiose da nominare la posto del dittatore sanguinario ormai scomparso. Hanno creato un comitato di direzione ma sanno che il prossimo nome scelto come successore della Guida suprema verrà eliminato. Oltre a Khamenei, il regime ha perso una ventina di alti dirigenti, mentre nella guerra dei 12 giorni contro Israele avvenuta nel giugno scorso sono morti più di 200 generali».

Pensa che il principe Reza Ciro Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, potrebbe guidare una transizione?

«La società iraniana lo ha scelto come leader del processo di transizione. Una volta che il regime sarà caduto e la situazione si sarà stabilizzata, saranno le urne a decidere il tipo di governo da costituire».

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