L’escalation militare in Iran ha travolto i mercati finanziari, innescando una fuga dagli asset rischiosi e un riallineamento verso i beni rifugio. Le borse asiatiche hanno ceduto l’1,6%, i futures sugli indici statunitensi sono arretrati di oltre l’1,3% e quelli europei hanno perso il 2,3%, anticipando un’apertura debole nel Vecchio Continente.
Il prezzo del Brent è schizzato del 9% a 79 dollari al barile, dopo aver toccato un rialzo del 13% nelle prime ore di contrattazione. Al centro dell’attenzione degli operatori resta lo Stretto di Hormuz, ora di fatto chiuso al transito: attraverso quel passaggio transita circa un quinto dei flussi petroliferi mondiali, il che ne fa un punto nevralgico per gli approvvigionamenti energetici globali. Secondo Bloomberg Economics, una chiusura prolungata potrebbe spingere il greggio fino a 108 dollari.
l’intervista
Messina: “Lo Stretto di Hormuz cruciale anche per l’Italia. E ora ci preoccupano anche gli Houti”
TEODORO CHIARELLI

Sul fronte dei beni rifugio, l’oro spot è salito del 2,4% a circa 5.400 dollari l’oncia, mentre il dollaro si è rafforzato dello 0,5%. I titoli di Stato americani, tuttavia, non hanno seguito la stessa dinamica e hanno registrato un calo lungo tutta la curva dei rendimenti, penalizzati dal timore che il rincaro dell’energia alimenti l’inflazione. Le principali piazze europee sono in netto calo con il Dax in ribasso del 2,5% e l’Eurostoxx del 2,60% . Il cac francese -2,07% e l’Ibex -2,3%-
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