Spazio aereo chiuso, stato di emergenza, la guerra a un passo: l’incubo degli italiani bloccati in Israele

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Sono centinaia i cittadini italiani rimasti bloccati in Israele a causa della guerra e che vorrebbero rientrare in Italia. La situazione è complessa perché nel paese per il momento lo spazio aereo è completamente chiuso.

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Lo stato di emergenza è stato per ora confermato dalle autorità locali almeno fino a sabato sera. A chiedere di rientrare sono sia i locali con doppia cittadinanza ma, soprattutto, i turisti, in buona parte pellegrini che nelle scorse settimane si erano recati in visita in Terra Santa e il cui volo di rientro, ovviamente, è stato cancellato subito dopo lo scoppio del conflitto con l’Iran.

Bloccati in hotel o in alloggi di fortuna, senza sapere se e quando potranno rientrare, costretti più volte al giorno, quando suonano gli allarmi che annunciano l’arrivo dei missili, a trovare riparo nei rifugi pubblici o in quelli degli hotel dove alloggiano, sono allarmati e preoccupati. L’unica possibilità per partire, almeno per il momento, è quello di lasciare il paese attraverso i confini terrestri, passando via terra la frontiera con l’Egitto (dal valico di Taba, vicino Eilat) o quella con la Giordania (in prevalenza attraverso il valico del ponte di Allenby, anche se il venerdì e sabato è chiuso e vi sono anche altri punti di confine, ma più distanti) per poi prendere un volo da Amman o da Sharm El Sheik (che è l’aeroporto più comodo entrando in Egitto da Israele). Un’opzione che effettivamente, pur di andarsene, in molti stanno percorrendo.

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Pian piano sono in parecchi che utilizzando questa soluzione stanno lasciando il paese e raggiungendo l’Italia. Non senza disagi e a costo di molti soldi. I posti disponibili sui voli da Amman e Sharm cominciano a scarseggiare e i prezzi sono schizzati in alto. A molti inoltre, questa soluzione fa paura. Innanzitutto per raggiungere il confine egiziano o giordano bisogna effettuare un percorso abbastanza lungo in macchina o autobus per strada, in zone dove, in caso di allarme missilistico, potrebbe essere difficile, se non impossibile, trovare un rifugio.

Non a caso, in una di queste zone, a Beersheva, c’è stato un cratere provocato da un missile. In verità il Ministero del turismo israeliano, proprio per facilitare l’uscita dal paese, ha istituito un servizio di shuttle, disponibile sia da Gerusalemme che da Tel Aviv, da e per il confine egiziano. Ci si registra su un form on line e poi si ottiene l’appuntamento per la partenza ad orari stabiliti. C’è però anche il problema dei doppi cittadini, italo-israeliani. Molti viaggiano usando il passaporto israeliano (perché magari non hanno rinnovato o non hanno quello italiano), altri pur avendo il passaporto italiano (e anche se sono solo cittadini italiani) sul passaporto hanno comunque l’indicazione dell’emissione del documento in Israele. In tutti questi casi, molti temono che passare in un paese arabo risultando evidentemente essere anche israeliani o quantomeno essere residenti in Israele, possa essere rischioso. Paure probabilmente in parte immotivate, ma condivise da molti.

Parecchi poi anche quelli risentiti del presunto diverso trattamento riservato agli italiani rimasti bloccati in altri paesi dell’area coinvolti nella guerra, come ad esempio gli Emirati, per i quali la Farnesina ha predisposto dei voli charter. La gran parte delle persone sono state portate da Dubai via terra a Mascate, in Oman e da lì fatte rientrare in Italia. Gli italiani in Israele lamentano un trattamento di minor favore da parte della Farnesina, quasi come se fossero considerati cittadini di serie B. A giugno, quando c’era stata la stessa crisi con l’Iran, la Farnesina aveva coordinato un volo charter da Amman e degli spostamenti di conseguenza attraverso il valico di Allenby e favorito quelli verso Sharm.

Intanto si rincorrono voci circa la possibile riapertura dello spazio aereo israeliano nei prossimi giorni, anche se al momento non ci sono conferme ufficiali. In ogni caso, a quanto si sa, è probabile che almeno nelle fasi iniziali verranno autorizzati solo pochi voli della ELAL, la compagnia israeliana, e solo in arrivo in Israele, per riportare a casa le migliaia di israeliani rimasti bloccati all’estero. Molti dei quali stanno rientrando via Egitto per un ponte già creato su Taba, l’aeroporto più vicino al valico con Israele ma raramente usato dai dai voli di linea internazionali.

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