Non si aprirà il caso dell’uso delle basi italiane da parte delle forze armate Usa. E non accadrà, sebbene le opposizioni continuino a insistere affinché il governo neghi l’autorizzazione, perché gli Stati Uniti ufficialmente non hanno chiesto l’uso delle basi. Che poi a Sigonella e ad Aviano aerei americani continuino ad atterrare e a decollare fa parte di accordi che prevedono che non sia necessaria alcuna comunicazione se si tratta di cargo destinati a scopi logistici. Insomma, una soluzione all’italiana, in quanto nessuno potrà dire qual è l’uso effettivo degli aerei, e i caccia armati si avvalgono di altre basi, tra cui quella inglese di Cipro, non a caso fatta oggetto di un contrattacco iraniano.
La questione delle basi ha trovato in Europa soluzioni diverse che hanno sollevato anche polemiche. Trump s’è lamentato pubblicamente del rifiuto opposto da Sanchez per le basi spagnole, ha criticato i ritardi con cui Starmer ha concesso quelle inglesi (“Non è certo un Churchill!”, ha aspramente ironizzato) e ha lodato il sì di Merz, comunicato non a caso alla vigilia della visita del Cancelliere tedesco alla Casa Bianca.
In uno scenario in cui giocano con evidenza anche interessi elettorali della lunga campagna che porterà al voto politico del 2027 e di quella più breve per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati del 22 e 23 marzo, lo scontro sulle basi e sul preteso pacifismo di chi ne chiede il non uso è destinato a riproporsi oggi pomeriggio in Parlamento, quando il vicepremier e ministro degli Esteri Tajani e il ministro della Difesa Crosetto, riferiranno alla Camera.
Tajani ha già detto che “l’Italia non è un Paese in guerra” ed è presumibile che lo ripeterà in Parlamento. E in un lungo colloquio telefonico con il segretario di Stato americano Rubio ha espresso le preoccupazioni del governo per un allargamento del conflitto in Medio Oriente.
Su tutto pesa il desiderio di Mattarella, che ieri ha incontrato Meloni e Crosetto, anche per parlare di questo, di convocare una seduta straordinaria del Consiglio Supremo di Difesa, proprio per dar modo alla premier, che in Parlamento non sarà presente malgrado le pressioni delle opposizioni, di precisare meglio la posizione dell’Italia in rapporto all’improvvisa esplosione della Terza Guerra nel Golfo.
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