Vittorio Occorsio è stato un magistrato senza paura. Alla procura di Roma si occupava di casi spinosi che nessuno voleva. I neofascisti di Ordine nuovo, ad esempio, che andavano insanguinando l’Italia nei primi Anni Settanta con bombe e agguati. Fu Occorsio che indagò a fondo, ricollegò episodi apparentemente slegati e documentò in maniera seria che quel gruppo era una minaccia per la democrazia e che si doveva ricorrere alla legge Scelba sul divieto di ricostituzione del partito nazionale fascista. Quella stessa legge che ora si rispolvera dopo la condanna per Casapound (sia pure solo in primo grado).
Occorsio vinse in tribunale. E per vendetta lo uccisero il 10 luglio 1976. Arriva ora una mostra che sarà uno straordinario percorso nella storia d’Italia degli anni ‘60 e ‘70 attraverso i principali processi seguiti dal giudice.

Si comincia a Roma, presso l’Archivio di Stato. Nella sede di Sant’Ivo alla Sapienza, alle spalle del Senato, saranno esposti in 9 teche molti materiali in parte inediti conservati presso l’Archivio di Stato di Roma, di Firenze e presso l’archivio privato della famiglia Occorsio. I documenti illustreranno il percorso biografico e professionale del giudice. Verranno esposte alcune pagine del Memoriale di Aldo Moro relative al caso Sifar, rinvenute in Via Montenevoso nel 1990. Sarà esposto il mitra con il quale fu ucciso. Attraverso documenti originali e atti giudiziari, l’esposizione ricostruirà il suo lavoro, le indagini, il contesto di un’Italia attraversata da violenze politiche, conflitti istituzionali e profonde trasformazioni sociali. «Ne emerge la figura di un magistrato che concepì la giurisdizione come responsabilità personale e servizio allo Stato, fondando il proprio operato esclusivamente sulla legge e respingendo ogni forma di pressione o intimidazione. Una testimonianza che, a cinquant’anni di distanza, continua a interrogare il presente», si legge nella presentazione.
I principali processi documentati riguarderanno Piazza Fontana, il Piano Solo e lo scandalo Sifar, il processo a Ordine nuovo e infine la sua ultima inchiesta su P2 e logge massoniche.
Merita il massimo rispetto, il giudice Occorsio. E giustamente all’inaugurazione della mostra (che poi toccherà diverse altre città italiane) ci saranno alte cariche politiche e istituzionali. Ma rileggiamo piuttosto le parole di un protagonista della nostra Repubblica, il ministro Paolo Emilio Taviani, che accettò di raccontare i retroscena del terrorismo davanti alla Commissione Stragi diversi anni fa: «Il sabato 20 ottobre 1973 chiese e venne a visitarmi al Viminale il magistrato Occorsio; mi disse: “II processo su Ordine nuovo sta per concludersi con il riconoscimento che Ordine nuovo è la ricostituzione del partito fascista. Non finirà ancora una volta tutto nel nulla?”. Gli risposi negativamente; da quando ero rientrato al Ministero nel luglio 1973 mi ero reso conto della pericolosità che avevano assunto i gruppi di estrema destra, ormai sconfessati dallo stesso Movimento sociale. Peraltro il disegno di legge Scelba era stato snaturato a suo tempo con un emendamento comunista che rimandava lo scioglimento di un ricostituendo Partito fascista soltanto a dopo l’ultima decisione della Cassazione. Perciò si sarebbe dovuto prevedere un atto politico di Governo: la valutazione della magistratura sarebbe stata comunque presa in attenta considerazione. Non conoscevo il magistrato Occorsio. Chiamai il Capo della polizia e gli chiesi se lo conoscesse. Subito mi rispose di no. Successivamente mi assicurò che era un uomo di grande serietà. Mi feci intanto portare le notizie informative e i documenti circa Ordine nuovo di cui disponeva il Capo della polizia».
La storia finisce che qualche giorno dopo il tribunale di Roma condannò i dirigenti di Ordine nuovo. E Taviani la sera stessa portò il decreto di scioglimento in consiglio dei ministri. Prima però ne parlò riservatamente con il premier Mariano Rumor e con il ministro degli Esteri Aldo Moro. Entrambi erano restii allo scioglimento perché temevano un inasprirsi degli scontri di piazza. «Arrivò Moro, ministro degli esteri nello studio di Rumor: inopinatamente Moro si mostrò contrario alla mia proposta. La sua contrarietà a porre fuori legge Ordine nuovo derivava dal fatto che egli temeva che il provvedimento avesse l’effetto di aggravare la tensione. Io ritenevo invece che, senza un segno preciso dell’Esecutivo, i servizi e gli organi periferici avrebbero continuato a vedere tutti i pericoli solo a sinistra, senza prendere sufficientemente sul serio il pericolo montante dell’estrema destra. Rumor si convinse». Taviani, che era un ex partigiano, fu irremovibile. E scioglimento fu.
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