«Eccomi, buongiorno. Devo consegnare queste buste, una firma qui e siamo a posto. Buon lavoro». Mirko Covelli saluta con un sorriso Tiziana Palamini, dell’ufficio segreteria di Vialattea, e sbuca su piazza Agnelli dove appena tre gradi sopra lo zero, i cumuli di neve e un vento frizzante avvertono che la primavera non è ancora dietro l’angolo a Sestriere. «E la prossima settimana le previsioni danno neve, ma qui è così, siamo a 2 mila metri è normale, ti devi abituare», avverte Covelli mentre apre il portellone del furgone di Poste per prelevare altre missive da consegnare. Perché lui è il postino del paese più alto d’Italia: Sestriere, appunto, a 2.035 metri di quota. «E se mi sono abituato io che arrivo da Trani, dove andavo a passeggiare sul lungo mare tutto l’anno…» ride.
Da Trani alla Valsusa
Mirko venne destinato a fare il portalettere in questo estremo angolo della Val di Susa nel 2022 e arrivò a Cesana il 2 novembre: «Devo dire che quel giorno sono stato assalito da un po’ di sconforto: dal cuore della Puglia a qui è un bel salto». Ammette: «Potevo scegliere altre destinazioni come Ivrea, Lanzo, Cuorgnè, ma ho scelto la Val di Susa perché mi è venuto in mente Checco Zalone nel film «Quo Vado?»: faceva il dipendente statale proprio in queste montagne». Intanto ha già raggiunto l’Igloo dello Sky bar & Food affacciato sulle piste per consegnare un pacco: «Ciao e grazie». Strette di mano e pacche sulle spalle. Perché oramai, su al Colle, «Mirko il postino» lo conoscono tutti. Lo fermano anche per la strada: «Ehilà, per me c’è qualcosa? Sai se devo passare in ufficio?», «No, tranquillo. A presto».

Consegne tra turismo, frazioni e e-commerce a Sestriere
Sestriere, però, non è solo piste da sci, turisti, case nel «capoluogo», bar e negozi che, in totale, lo scorso anno hanno fatto registrare circa 12 mila consegne, impennate con l’e-commerce: «Mi è capitato di recapitare di tutto, dai rotoli di carta igienica alle capsule del caffè». Ma anche frazioni e case più o meno isolate. «Appena sono arrivato è stato un inferno. Non sapevo dove andare, perché ci sono numeri civici messi a caso, vie e località quasi impossibili da trovare – ricorda Mirko – e per questo mi hanno consegnato una cartina disegnata a mano dai miei vecchi colleghi che, mi è stato spiegato, viene tramandata di postino in postino. Lì sopra ci sono le indicazioni giuste per raggiungere le destinazioni più complicate, quelle che non trova nemmeno il navigatore». E quindi via, verso Champlas Janvier, la frazione dove vive una quindicina di persone. Tra i residenti c’è Maria Poncet, pensionata e profonda conoscitrice della storia locale: «Ecco il giornale, Maria». Lei lo invita per un caffè. «Oggi sono un po’ nelle curve, la prossima volta mi fermo. Promesso». Ogni tanto la donna consegna a Mirko qualche patata o un barattolo di miele di sua produzione. «Perché qui con le persone si crea un rapporto umano, non è come lavorare in città, dove tutto si limita al «buongiorno» e «buonasera» – spiega il 34enne –. Alla fine ho imparato dove abitano, di qualcuno conosco le abitudini e, se hanno delle esigenze particolari io cerco di capire cosa fare per aiutarli. Molti di loro non sono a casa, visto che lavorano agli impianti di risalita o nelle attività ricettive».
La vita del postino tra Champlas du Col e Bussoleno
Mentre guida verso Champlas du Col confida: «Io temevo di trovare persone molto più chiuse, diffidenti, invece non è così. L’ho capito quando ero arrivato da appena un mese ed ero solo a Natale perché non conoscevo nessuno. Una famiglia mi ha detto «non esiste che passi le feste da solo, vieni a casa nostra». Agli oltre 2mila metri del Colle il rapporto con il postino è così di fiducia che in tanti hanno il suo numero di cellulare. «Qualche mese fa avevo l’opportunità di avvicinarmi a casa, ma non ho accettato perché, alla fine, qui mi trovo bene – confessa Mirko –. Vivo a Bussoleno, dove ho acquistato una casa. Poi mi ha raggiunto mia moglie che, nel frattempo, ha trovato lavoro come educatrice». Ora a Mirko il postino non resta che imparare a sciare: «Ci ho provato, sarà anche bello… Ma lasciamo perdere, non è lo sport che fa per me».
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