Un quadrimotore Savoia-Marchetti S.M. 95 decolla dalla pista di Ciampino. È il 13 giugno 1946 e a bordo siede Umberto II di Savoia, l’ultimo re d’Italia che parte per l’esilio in Portogallo dopo la vittoria della repubblica al referendum istituzionale di undici giorni prima. Accompagnato da pochi tra i più fedeli, il “re di maggio” porta con sé la malinconia del dover abbandonare la patria amata a cui, con la partenza, vuole risparmiare la tragedia di un’ulteriore guerra civile dopo quella del ’43-’45.
Compromessa con la dittatura fascista, Casa Savoia non ha più posto in quell’Italia che ha unificato e Umberto II lo sa: «La repubblica si può reggere col 51%, la monarchia no. La monarchia non è un partito. È un istituto mistico». Come a ricordo del suo personale mondo di ieri, l’ex sovrano ha nel bagaglio le onorificenze di cui è stato insignito da quando era erede al trono col titolo di principe di Piemonte.
Collari, placche, fasce che Umberto II indosserà per il resto della vita in occasione di matrimoni e funerali di case regnanti, ancora sul trono o deposte. Non semplici gioielli, ma punti di luce su una figura malinconica, sfortunata e infelice che ne mettono in risalto la dignità.
Oggi, queste luci si spengono, gettando un’ombra ancor più buia sugli eredi diretti dell’ultimo re d’Italia. A Ginevra, presso la casa d’aste Piguet, sono infatti in vendita 44 delle decorazioni di Umberto II. Non si tratta soltanto di capolavori di arte orafa, ma anche di memoria concreta di un’Italia e un’Europa tramontante da tempo: un autentico tesoro ora va disperso. Per ironia della storia, l’asta si concluderà il 18 marzo, esattamente nel 43mo anniversario della scomparsa di Umberto II.
Fin ad allora, gli appassionati di faleristica potranno acquistare rarità come l’Ordine Supremo del Cristo, massima onorificenza pontificia che, quiescente dal 1993, venne conferita all’allora principe di Piemonte nel 1929 in occasione dei Patti lateranensi. Collare e placca indossati da Umberto II sono stimati da Piguet tra i 16.600 e i 22.200 euro.
Ancor più elevato, tra i 110.800 e 166.200 euro, è il valore dell’Ordine imperiale di Sant’Andrea Apostolo Primo chiamato, la più alta decorazione della Russia dei Romanov di cui l’erede di Vittorio Emanuele III venne insignito nel 1910, ad appena sei anni. Con questa onorificenza vanno all’asta altre della Russia zarista: gli ordini di Sant’Anna, Sant’Alessandro Nevskij, San Stanislao e dell’Aquila Bianca. Dalla Spagna provengono sia il Toson d’oro (66.500-88.700 euro), reliquia degli splendori della cavalleria medioevale, sia il collare dell’Ordine di Carlo III (22.000-33.300 euro).
Nell’asta di Piguet, l’Europa è poi rappresentata, tra l’altro, dalla Svezia con l’Ordine dei Serafini, dalla Francia con la Legion d’Onore e dall’Ordine di Leopoldo, il più alto del Belgio che diede i natali a Maria José di Sassonia-Coburgo-Gotha, consorte di Umberto II.
Altri lotti includono il nipponico Supremo Ordine del Crisantemo, l’Ordine di Muhammad Ali del regno d’Egitto, quello della Casata reale di Chakri della Thailandia, nonché decorazioni di Brasile, Perù, Cile ed Ecuador. Questa memoria tangibile di Umberto II, della sua storia personale intimamente connessa a quella d’Italia e d’Europa, va ora perduta per scelta del nipote Emanuele Filiberto. Una decisione severamente commentata dai critici del figlio di Vittorio Emanuele, che al cugino Aimone d’Aosta contende i titoli di capo di Casa Savoia e re (presuntivo) d’Italia.
Non è la prima volta che i Savoia alienano i beni di famiglia. Nel 2025, sempre da Piguet, venne venduta parte della raccolta numismatica di Vittorio Emanuele III e Umberto II, fin ad allora custodita da Maria Gabriella, figlia e sorella dei due collezionisti. Due anni prima, Emanuele Filiberto e la madre Marina Doria avevano venduto oltre duecento oggetti tra cui moto, gioielli, decorazioni.
Ora, l’asta delle onorificenze dell’ultimo re d’Italia segna un’altra tappa di questa svendita di famiglia. Una storia triste su cui pare risuonare lontano il motto di Casa Savoia, quel FERT che può significare anche “sopporta”.
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