Fitch conferma il rating dell’Italia: “Ma ora attenti al deficit”

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L’Italia tiene il passo, ma i rischi globali non possono essere sottovalutati. Fitch conferma il rating BBB+ con outlook stabile e blinda i conti pubblici nazionali in un momento di estrema volatilità per l’eurozona. «Il quadro politico solido e il nuovo processo di pianificazione pluriennale fungono da ancora fondamentale per sostenere la prudenza fiscale, in netto contrasto con un passato caratterizzato da inversioni di rotta e instabilità politica», scrivono gli analisti dell’agenzia americana nel validare la traiettoria imboccata dal Tesoro. La decisione riconosce la capacità di Roma di navigare tra le secche di un debito imponente e le regole del Patto di Stabilità, isolando il merito di credito sovrano dalle turbolenze che colpiscono i partner europei, a partire dalla Francia.

Il giudizio dell’agenzia di New York poggia su una dinamica dei conti che mostra segni di consolidamento strutturale, malgrado la zavorra ereditata dal passato. Fitch stima per l’anno in corso un deficit al 2,9% del Prodotto interno lordo, un dato analogo a quello fatto segnare lo scorso anno e peggiore delle stime del governo. Tuttavia, si conferma il rigore di bilancio. Questa gestione permette all’Italia di puntare con decisione verso un disavanzo inferiore al 2,7% nel 2027 e sotto la soglia del 2% entro la fine del decennio, rientrando pienamente nei parametri della procedura per disavanzi eccessivi. La traiettoria del debito pubblico, secondo Fitch, resta però la variabile più complessa da governare nel medio periodo. Dopo una riduzione di venti punti percentuali tra il 2020 e il 2024, il rapporto debito/Pil è destinato a una risalita tecnica fino al 137,8% nel 2026, spinto dagli aggiustamenti stock-flussi legati ai crediti d’imposta del Superbonus. Solo dal 2027 l’effetto di tali misure inizierà a dissiparsi, permettendo una discesa verso il 134% entro il 2030, supportata da avanzi primari che dovrebbero toccare il 2,4% nel 2029. La posizione patrimoniale netta sull’estero, che ha raggiunto un surplus record del 15,3% del Pil, funge da scudo contro le vulnerabilità esterne, mentre la vita media dei titoli di Stato, stabile sopra i sette anni, garantisce una protezione efficace contro la volatilità dei tassi.

A questa stabilità finanziaria fa però da contrappeso l’analisi dell’Istat sulla congiuntura globale, che proietta ombre sulle prospettive di crescita per il prossimo biennio a causa di rischi geopolitici crescenti. Se l’Italia ha chiuso il quarto trimestre del 2025 con un incremento del Pil dello 0,3%, trainato dalla domanda interna e superiore al dato francese, il contesto internazionale appare frammentato e privo di slancio. La decelerazione degli Stati Uniti al 2,2% e le incertezze sulla capacità della Cina di mantenere il target del 5% si sommano alle tensioni in Medio Oriente, dove l’Iran gioca un ruolo di produttore energetico di primo piano. Il rischio di blocchi nello Stretto di Hormuz rappresenta una minaccia diretta per la stabilità dei prezzi del greggio, con l’istituto di statistica che prefigura una tendenza al ribasso per l’economia mondiale nel 2026. Fitch prevede una crescita del Pil italiano limitata allo 0,8% nel 2026 e nel 2027, con una lieve flessione negli anni successivi, un ritmo che riflette un potenziale di sviluppo ancora lontano dalla media dei Paesi con pari merito di credito. La sfida per il governo risiede nella capacità di attuare le riforme del Pnrr entro la scadenza del 2026, fattore determinante per compensare la debolezza della domanda estera e i potenziali shock energetici derivanti dal conflitto mediorientale.

Il termometro di questa complessa transizione resta il mercato dei titoli di Stato, dove i Btp continuano a mostrare una tenuta significativa nonostante l’allargamento degli spread con la guerra in Iran. Il differenziale tra il decennale italiano e il Bund tedesco, dopo un avvio di seduta teso a 82 punti base, è rientrato intorno quota 80 punti, riflettendo un clima di fiducia che prescinde dalle fluttuazioni di breve termine. Il rendimento del Btp a dieci anni si è attestato intorno al 3,74%, beneficiando della recente flessione delle quotazioni del petrolio seguita alle deroghe dell’amministrazione statunitense sull’acquisto di greggio russo. La dinamica dei rendimenti italiani appare rassicurante nel confronto europeo. Mentre l’Oat francese sconta le difficoltà politiche di Parigi viaggiando al 3,63%, il debito di Roma mantiene una liquidità elevata e un profilo di rischio gestibile. La solida posizione di bilancio guadagnata negli ultimi anni mette il Paese in una posizione robusta, permettendo al Tesoro di affrontare le prossime aste con relativa serenità. L’Italia si presenta ai mercati con una credibilità ritrovata, consapevole che l’opinione di Fitch rappresenta una polizza assicurativa preziosa in un ordine globale in rapida ridefinizione, dove la prudenza contabile resta l’unico scudo contro l’incertezza.

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