Archiviato un inverno particolarmente bagnato ma assai mite, tra fine febbraio e inizio marzo le Alpi occidentali hanno vissuto un gagliardo anticipo di primavera che ha dato inizio a una rapida fusione della neve a quote tra 1000 e 2000 metri, e a un precoce risveglio vegetativo più in basso. Ora la situazione sta cambiando, e in questo weekend una vasta depressione nord-atlantica protenderà una saccatura fin sui mari italiani con annessa una vigorosa perturbazione. L’insorgere, davanti alla depressione, di correnti umide di scirocco concentrerà nubi e precipitazioni proprio sulle regioni italiane nord-occidentali, e in particolare a ricevere le maggiori quantità di acqua – tra sabato 14 e il mattino di domenica 15 marzo – saranno i settori montani e pedemontani più direttamente esposti al flusso di correnti da Sud-Est, ovvero le zone da Valli di Lanzo e Canavese verso Biellese, Monte Rosa e Ossola, nonché il Centro-Ponente Ligure e le aree limitrofe del basso Piemonte, dove sotto vivaci rovesci in circa 36 ore sono attesi diffusamente 50-100 mm di precipitazioni, talora oltre. Potrebbe trattarsi di un evento perturbato tra i più rilevanti degli ultimi mesi, peraltro foriero di copiose nevicate in montagna che durante la fase più intensa dell’episodio nella notte tra sabato e domenica – con la complicità di aria più fredda in ingresso dalla Francia – scenderanno mediamente a quote intorno a 800-1000 metri, o anche più in basso fino a imbiancare forse i fondovalle dell’alto Piemonte e quelli interni tra Appennino Ligure e Alpi Liguri.
Su gran parte dell’arco alpino occidentale sopra i 1500 metri potranno cadere almeno 30-50 cm di neve fresca, ma è probabile che ne scenda un metro nelle valli intorno al Monte Rosa e al Sempione, con marcato aumento del pericolo di valanghe; al contrario, si rimarrà facilmente sotto i 20-30 cm di neve nuova in alta Val Susa e sui monti della Valle d’Aosta occidentale, tipicamente al riparo dai flussi umidi sud-orientali. I fenomeni andranno a esaurirsi tra pomeriggio e sera di domenica, in attesa di rasserenamenti lunedì sotto venti in rotazione da Nord-Ovest e in rinforzo nelle alte valli alpine.
Non deve affatto stupire che all’arrivo della primavera si manifestino importanti episodi perturbati, anzi: sono le tradizionali piogge “equinoziali”, che di solito aprono la strada al piovoso bimestre aprile-maggio, secondo la climatologia il più bagnato dell’anno insieme a ottobre-novembre su buona parte del Nord Italia e soprattutto in zona prealpina. E proprio questa configurazione, caratterizzata da una depressione che si localizza tra il Golfo del Leone, la Sardegna e il Mar Ligure pilotando la risalita di masse d’aria umida mediterranea verso le Alpi, è la più classica responsabile di importanti episodi primaverili e autunnali di pioggia e neve al Nord-Ovest. E’ inoltre prezioso alimento per i ghiacciai, oltre che per il reticolo di acque superficiali e sotterranee, peraltro già ben rifornito dopo un inverno più ricco di precipitazioni del solito. È un errato luogo comune ritenere che le perturbazioni da marzo in poi siano inefficaci nel contribuire a un consistente e (si spera) durevole accumulo nevoso in alta montagna: infatti sono proprio il tardo autunno da un lato, e la primavera dall’altro, a produrre circa due terzi dell’apporto nevoso medio annuo sopra i 2500 metri; inoltre lassù la neve cade ancora con temperature decisamente sotto zero, e di solito la fusione nivale (sebbene mediamente sempre più in anticipo a causa del riscaldamento globale) comincia solo a partire da maggio. Vedremo come andrà effettivamente quest’anno, impossibile saperlo ora. Nel prossimo paio di giorni qualche locale allagamento o dissesto a bassa quota, e valanghe in montagna, potrebbero essere il prezzo da pagare per questo generoso rifornimento d’acqua: teniamoci informati su https://www.protezionecivile.gov.it/ e www.aineva.it.
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