Sembrava tutto risolto, ma non lo era. Stamattina, sabato 14 marzo, la professoressa Caterina Giacalone, docente precaria in una scuola media di Alessandria, ha messo la sveglia alle 6,10, si è alzata, ha svegliato il suo bimbo di soli 5 mesi, lo ha vestito, ha preso le sue cose e si è messa in viaggio per Torino, dove ha dovuto iniziare il suo corso di abilitazione per diventare insegnante a tempo indeterminato. Davanti, ore e ore di lezione, da passare con suo figlio in braccio, in mezzo a colleghe e colleghi, come ha testimoniato con una foto pubblicata sulla sua pagina Facebook.
Non ha avuto altra scelta: in ballo ci sono la sua cattedra e il suo futuro, dopo aver vinto il concorso nel 2025.
Promessa tradita
Ha provato in ogni modo a chiedere il rinvio dei corsi di abilitazione per continuare a usufruire del congedo parentale facoltativo e prendersi cura del bambino. «Non voglio privilegi, chiedo solo il rispetto dei miei diritti» aveva detto in una lettera aperta indirizzata alla premier Giorgia Meloni e al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara nella Giornata internazionale dei diritti delle donne, lo scorso 8 marzo.
Proprio il ministro si era mobilitato in prima persona, assicurando che la sua situazione si sarebbe sbloccata, come da direttive impartite per casi simili al suo anche in occasione dei concorsi precedenti.
Ma così non è stato. Nessuna risposta o comunicazione ufficiale è arrivata a Caterina Giacalone, che alla fine, proprio come temeva, si è trovata di fronte a un bivio e ha dovuto «piegarsi»: partire con i corsi di abilitazione portandosi dietro un bambino di appena 5 mesi (è nato il 21 settembre del 2025), pur di non rischiare di perdere il posto per il quale lottava da anni.
Lo sfogo su Facebook
Anche oggi, quindi, ha affidato a Facebook tutta la sua amarezza.
«Nonostante le richieste di chiarimento, i solleciti istituzionali e l’attenzione mediatica che questa vicenda ha suscitato, ad oggi non è arrivata una comunicazione ufficiale che mi consenta di posticipare il percorso abilitante, nonostante il mio congedo parentale in atto.
Così, oggi, sabato 14 marzo, mi sto recando nella sede individuata dall’Ateneo per frequentare le lezioni previste: 10 ore di formazione e circa tre ore di viaggio complessive tra andata e ritorno. È solo l’inizio di un percorso a pagamento, che prevede un fitto calendario di attività obbligatorie, in presenza e non.
Porto con me mio figlio lattante per assicurargli la mia presenza e il suo sostentamento, essendo allattato al seno. Per farlo, ho dovuto svegliarlo all’alba, proprio il giorno dopo il 13 marzo, quando si è celebrata la Giornata mondiale del sonno, occasione in cui è stato ricordato quanto il riposo sia fondamentale per lo sviluppo e il benessere dei più piccoli.
È la scelta che oggi mi trovo a fare per non rischiare di compromettere un percorso professionale costruito con anni di studio, lavoro e sacrifici.
Questa storia non riguarda soltanto me.
Riguarda il modo in cui il nostro sistema ci chiede di conciliare lavoro, formazione e genitorialità».
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it










