Addio al campione paralimipico Giuliano Koten

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Giuliano Koten, campione paralimpico e di umanità, è morto questa mattina a Cameri per una insufficienza respiratoria. Aveva 84 anni. Ne aveva appena 9 quando aveva dovuto lasciare Fiume. Esule in patria, come migliaia di altri italiani costretti a lasciare le loro terre. L’arrivo alla caserma Perrone significò l’inizio di una nuova vita. Dall’accoglienza alla costruzione di una identità fortemente novarese, senza mai dimenticare le radici spezzate dalla Storia.

Perché Giuliano Koten è stato uno dei volti più noti della città. Il 26 luglio 1965 la data che gli segnerà il destino e cambierà la vita: l’incidente, schiacciato sopra un ascensore che stava collaudando. Poi, il doloroso recupero al centro Inail di Roma dove scopre lo sport che gli regala un nuovo futuro. Partecipa a sei Paralimpiadi, diventando il capitano della nazionale italiana. Da Stoke Mandeville in giro per il mondo a mietere successi. Koten vince medaglie in diverse discipline: l’atletica, il nuoto, l’arco, la spada, il fioretto, la sciabola, il basket e il tennistavolo. Nel 1988, al rientro da Seul, decide il ritiro dalle competizioni ad alto livello. Continuerà ad occuparsi di sport come dirigente, diventando un trascinatore della società (Ashd) fondata 4 anni prima. La società ebbe un grande impulso con l’apporto di Adolfo Boroli e poi della Fondazione De Agostini.

Koten, per le sue attività, nel 1988 è stato designato Novarese dell’anno, ricevendo il sigillum per le attività svolte a favore della comunità cittadina. La sua vita è raccontata nel libro “Koten, l’uomo che visse tre volte”.

Pochi giorni fa, con Maurizio Nalin, il commovente passaggio da tedoforo in piazza Castello a Torino per le Paralimpiadi di Milano-Cortina.


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