Subsonica, trent’anni controcorrente: album, live e tour

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Terre Rare è l’undicesimo album dei Subsonica, uscirà venerdì e celebrerà i 30 anni di vita di una delle band più importanti per l’evoluzione musicale del nostro Paese. Per ora sono già stati pubblicati dei pezzi, Radio Mogadiscio e Il Tempo in me, che hanno testimoniato un viaggio sonoro tra presente, memoria e nuove geografie. Per un trentennale però, non basta un disco ed è tutta la città di Torino a essere abbracciata dalle numerose attività che accadranno da qui ai prossimi giorni. I primi live saranno quattro, già sold out, sotto il titolo di Cieli su Torino 96-26 alle Ogr (31 marzo, 1, 3 e 4 aprile). Ad affiancare questi set ci saranno mostre, dj set, percorsi sonori e installazioni che trasformeranno la città in un racconto collettivo della band, anche sotto i portici, simbolo della loro storia.

I Subsonica in via Po dove grandi foto sotto i portici celebrano la band 

«Dopo Torino, partirà il tour estivo Terre Rare 96-26 – dice Samuel – al via il 26 giugno da Padova e poi nei principali festival italiani». «Ci eravamo dimenticati – sottolinea Boosta – quanto fosse bello celebrare… Trent’anni insieme non sono scontati. Ci siamo regalati tempo di qualità: fare dischi e salire sul palco e un piccolo circo Barnum di meraviglie condiviso con il pubblico». La cifra dei Subs non cambia: «Non abbiamo mai fatto musica per diventare famosi ma per un’urgenza espressiva». Oggi, dicono, è come un nuovo inizio: «Ci siamo liberati dall’ossessione della classifica. Ed è lì, nell’essere staccati dai logaritmi, dalle performance che possono accadere cose davvero interessanti».


Il garage di piazza Vittorio a Torino dove è cominciata l’avventura dei Subsonica 

Il disco si apre con Al confine, brano dal ritmo tribale e suoni bassi e ipnotici. «Adeguarsi agli algoritmi significherebbe amputare la nostra musica», spiega Max Casacci. «Oggi ti chiedono canzoni brevi e singoli immediati. Noi continuiamo a cercare altro». La band rivendica una ricerca sonora costante: «Siamo tra quelli che più hanno sperimentato, usando tutti gli strumenti allo stesso livello». «Al confine – racconta Vicio – nasce da un giro di basso fretless, ispirato a musicisti come Jaco Pastorius, e si apre a suggestioni contemporanee, tra attualità e dimensioni simboliche. Centrale anche il lavoro sulla voce». «Non esiste il cantante classico nei Subsonica – racconta Samuel –. La mia voce è uno strumento, un elemento del suono collettivo. Un approccio maturato fin dagli inizi e diventato identità».

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Negli ultimi anni gli ascolti di Max, Samuel, Boosta, Vicio e Ninjia si sono concentrati sul ritmo, influenzando nuove composizioni. «Siamo predatori di suoni e sappiamo quanto sia importante l’amalgama rispetto alle individualità». Tra le sperimentazioni spicca l’uso del Guembri (si pronuncia Gimbri), strumento tradizionale africano scoperto a Essaouira, in Marocco. «Emette un suono fuori dalla nostra zona di comfort – spiega Vicio –. Quando lo “tocchi” entri in una dimensione quasi meditativa e io che della meditazione ho fatto una ragione di vita, trovo sia perfetto». L’incontro con alcuni musicisti Gnawa marocchini ha aperto nuove prospettive ritmiche, «lontane da ciò che consideriamo abituale». In un pezzo i temi caldi dell’attualità sono espliciti, il disagio è palese. Il titolo della canzone è Lo straniero e affronta la guerra con un video ispirato al linguaggio dei videogiochi; i cinque musicisti sono vestiti con tute mimetiche ma le privano del loro significato reale quando a un certo punto improvvisano un balletto alla Cochi e Renato. La destrutturazione dell’immagine militare. «Oggi il conflitto viene percepito a distanza, quasi come un gioco, e la presenza di personaggi pericolosissimi come Peter Thiel, nel nostro Paese in questi giorni, testimoniano quanto la realtà stia sorpassando le peggiori fantasie». Una scelta che riflette lo smarrimento contemporaneo e una scritta alla fine della clip: «La guerra non è un gioco, stop al genocidio».

La città che ha visto la nascita dei Subsonica resta un punto fermo anche per artisti che hanno viaggiato per il mondo ma hanno mantenuto le radici ancora ben piantate in un garage di piazza Vittorio: «Abbiamo visto cambiare tutto, siamo stati dappertutto, ma la musica resta un collante di memoria. Noi come band ci scegliamo ogni giorno e sappiamo che il muoverci mette alla prova i nostri incastri di fragilità. Poi, quando torniamo a Torino, elaboriamo. Salgari ha vissuto a Torino per buona parte della vita e qui ha scritto; ci ha fatto viaggiare per tutto l’Oriente e non ha mai preso una nave, non si è mai mosso. Noi elaboriamo i viaggi quando siamo a casa per poter lasciare alla fantasia il suo corso. In qualche modo ci ispiriamo a Salgari».

Sul rapporto con la tecnologia, e l’Ai in particolare, lo sguardo è lucido: «Non è il male, dipende da come viene usata. Come la radioattività può essere uno strumento utile o qualcosa di distruttivo. Per ora siamo in mezzo a un guado perché quella la controllava l’uomo mentre il confine dell’Ai non è conosciuto e lo stesso vale per il suo controllo». Per Samuel non ci sono dubbi sul futuro: «La mia voce è cambiata nel tempo, ma con questo compleanno, grazie ai miei amici, ho capito qual è il mio posto. Voglio essere la voce dei Subsonica perché mi rende felice».

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