«Penso che l’Italia si stia attivando attraverso le grandi aziende che ha, l’Eni è una delle più grandi aziende a livello mondiale nel campo dell’energia, si è attivata con lo stesso Venezuela, con i canali africani, con i canali asiatici come l’Indonesia, per coprire la mancanza che potrebbe arrivare dalla chiusura di Hormuz. Ma devo dire che i Paesi europei e l’Italia sono tra i Paesi meno colpiti dalla chiusura di Hormuz: il petrolio che arriva a noi da Hormuz è circa il 5% del nostro fabbisogno ed è tra virgolette facilmente reperibile. Da un’altra parte il problema più grosso è il gas liquido che arriva dal Qatar che è circa il 20% del nostro fabbisogno: per noi non è tanto un problema di fonti di approvvigionamento quanto un problema del prezzo». Così il ministro della Difesa Guido Crosetto a Mattino 5.
l’analisi
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In merito alla protezione dello Stretto di Hormuz, il ministro ha affermato che «serve un accordo internazionale perché questo avvenga e noi come Italia saremmo molto lieti se ci fosse una missione che mette insieme tutto il mondo per garantire il passaggio dell’energia a Hormuz. Non è invece una cosa fattibile quella di mandare delle navi che potrebbero essere interpretate come navi che tengono una guerra e non un corridoio di pace, che è la risposta che un po’ tutti i Paesi hanno dato all’invito di Trump, non dicendo che non è importante Ormuz, non dicendo che non hai ragione sul fatto che sia indispensabile creare un corridoio, ma il modo per crearlo è quello di partire magari da un’organizzazione al di sopra delle parti come le Nazioni Unite».

«L’Italia non partecipa a questa guerra, nessuna nazione europea partecipa a questa guerra, non è una guerra nostra. Abbiamo tutto l’interesse, tutto il mondo ha l’interesse che Hormuz non sia coinvolta all’interno di questa guerra, perché da quello Stretto passa oltre il 20% del gas e del petrolio che ogni giorno riforniscono tutto il resto del mondo, tutte le attività commerciali, la vita in tutto il resto del mondo. Serve un accordo internazionale perché questo avvenga».
«Noi come Italia – prosegue Crosetto a Mattino Cinque – saremmo molto lieti se ci fosse una missione che mette insieme tutto il mondo per garantire il passaggio dell’energia a Hormuz. Non è invece una cosa fattibile quella di mandare delle navi che potrebbero essere interpretate come navi che partecipano alla guerra e non ad un corridoio di pace. Il modo per crearlo è quello di partire magari da un’organizzazione al di sopra delle parti come le Nazioni Unite».Il ministro Crosetto ha poi specificato: «La partecipazione a una missione sotto l’egida Onu, la cui decisione spetta al Parlamento, vorrebbe dire agire in una cornice di totale sicurezza».
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