Umberto Tozzi: “A Torino suonavo sulle panchine, ora sono al mio ultimo live in Italia”

0
5

Il tratto più torinese di Umberto Tozzi, che a Torino è nato il 4 marzo (pure lui!) del 1952, che a Torino, in via Frejus, Borgo San Paolo, ha vissuto fino ai 16 anni di età e ha imparato a suonare la chitarra, è la scarsa attitudine all’auto promozione. Per cui la data di oggi, quella del suo ultimo concerto in Italia, rischia di passare inosservata. Finisce a Padova il suo tour d’addio, gli rimangono solo cinque concerti nelle capitali europee tra aprile e maggio, non è esagerato dire che per il pop italiano è un momento storico.

Lui, però, rifiuta di metterla giù dura: «Dico basta serenamente. Anzi, l’ho detto già due anni fa nella conferenza stampa a Parigi in cui diedi l’annuncio e lo confermo ora. In questi due anni abbiamo realizzato un tour meraviglioso in tutto il mondo, ho avuto modo di incontrare ancora una volta tutti quelli che hanno seguito la mia carriera con grande affetto e di ringraziarli. Questo è un momento speciale perché siamo davvero alla fine e io comincio a prenderne coscienza, però mi diverto e cerco di non pensarci troppo. Il fatto è che – per fortuna – nel frattempo mi sono successe delle cose inaspettate: dunque sì, lascio il live, ma lavoro dietro le quinte a un progetto che mi entusiasma: il musical Gloria. Significa che la mia musica continuerà a essere suonata e ascoltata anche senza di me, ho avuto pure questo regalo dalla vita».

Tozzi con Morandi e Ruggeri vincono il Festival di Sanremo 1987 con “Si può dare di più” 

Sono state fissate tre città (dal 23 ottobre al 1° novembre Milano agli Arcimboldi, dal 16 dicembre al 10 gennaio Roma all’Auditorium della Conciliazione, dal 22 al 24 gennaio Bologna all’Europauditorium), i biglietti sono già in vendita, altre date seguiranno. Di Gloria lui fa il direttore artistico, e non salirà sul palcoscenico: «È un lavoro totalmente diverso da quello che ho fatto finora. Entusiasmante ma anche difficile: ho già ascoltato seicento 600 ragazze per scegliere la mia Gloria. Non solo, devo selezionare anche chi farà tutte le altre parti: ho visto grandi talenti in queste audizioni, molti più di quelli che potremo avere con noi. L’aspetto più difficile è proprio questo, dover dire dei no».

Ci sarà una storia a unire le sue canzoni: «Sì, una storia romantica, e venti, ventuno delle mie canzoni. Ma non è un jukebox, tre autori hanno scritto un testo molto bello e coinvolgente. Per un autore di canzoni avere un filo narrativo che unisce pezzi che hai scritto in momenti diversi, in luoghi e situazioni differenti è una grande soddisfazione. Significa dare una nuova vita al tuo lavoro, nuove motivazioni emozionali».


Umberto Tozzi e Raf negli Anni ’80 

E il titolo è inevitabilmente Gloria, come la sua canzone più nota nel mondo, giunta al numero 2 della classifica americana nella versione in inglese cantata da Laura Branigan, rilanciata negli anni da numerose traduzioni (anche in finlandese), scelta da Martin Scorsese per una delle scene più memorabili del suo The Wolf of Wall Street, quella del naufragio al largo di Monte Carlo: «La cosa bella dell’essere salvati dagli italiani è che ti danno da mangiare, da bere vino rosso. E poi si balla», dice la voce narrante del film. «Certo – ammette Tozzi – Gloria però non è solo il titolo della canzone, è anche il nome della protagonista del musical, una ragazza che sogna di fare la cantante. La storia non la posso ancora raccontare nei dettagli, ma insomma è quella di chi desidera emergere nel mondo della musica e si trova tutti contro, a partire dai genitori, che sanno che arrivare è difficile, che ce la fanno in pochi e pensano per te, anche giustamente, a una vita più tranquilla».

È una storia autobiografica, dunque. «È una storia che non è solo la mia. Mio padre per me voleva solo un lavoro con tredici mensilità: il problema è che io invece avevo tanti sogni da realizzare. Mi sono ribellato, ho preso in mano la chitarra e mi sono inventato un mestiere».

Non è andata male, si direbbe, Wikipedia ti accredita 80 milioni di dischi venduti: «L’altro giorno abbiamo suonato a Torino e inevitabilmente ho ripensato ai primissimi tempi, quando imparavo a suonare la chitarra sulle panchine con i miei amici. Lì ho formato i primi gruppi, poi a sedici anni me ne sono dovuto andare a Milano: a Torino all’epoca c’era fermento, ma il mondo della musica vera, professionale era Milano. C’era Lucio Battisti, che ha aperto la strada a tutti, era il genio della musica italiana di quegli anni. Infatti ci hanno presi alla Numero Uno, la sua casa discografica, e io suonavo la chitarra per tutti, ho fatto turni di registrazione con Ivan Graziani, con Edoardo Bennato, Adriano Pappalardo… E da lì ciascuno poteva trovare la sua strada».

Ti amo nel ’77, Tu l’anno dopo, poi Gloria (nomen omen), Stella stai, Notte rosa: c’è stato un momento, tra i Settanta e gli Ottanta, in cui ogni estate italiana aveva il suono di una canzone di Umberto Tozzi. «Non si piangerà, sarà una festa», aveva promesso presentando i suoi concerti d’addio. E così è stato, quasi troppo a dire il vero. Nessuna autocelebrazione, niente retorica né nostalgia. Qualche ospite (Marco Masini, talvolta Raf) tra gli amici più stretti, quelli del giro fiorentino di Giancarlo Bigazzi. La voce è sembrata quella di sempre, il suono rilassato e un po’ californiano (anche se sul palco c’è pure un sestetto d’archi) quello di sempre. Chissà se davvero questo addio è definitivo: «Basta, me lo chiedete tutti, non so più come dirlo. È finita», risponde lui a chi glielo domanda ancora una volta, forse perché spera che ci ripensi

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it