Memoria, verità, impegno collettivo. E l’onore del sacrificio di tutti coloro che sono morti per mano delle mafie. Sono i valori con cui oggi Torino scende in piazza a fianco di Libera contro le mafie per la 31esima Giornata della memoria e dell’impegno.
Sono passati vent’anni da quel 21 marzo 2006, l’ultima volta che Torino ha ospitato il corteo. La manifestazione oggi coinvolgerà tanti familiari delle vittime innocenti di mafia, più di 500, mentre ieri oltre duecento, nell’Aula magna della Cavallerizza, si sono riuniti in assemblea. Un incontro di testimonianze di lotta alla criminalità e, appunto, memoria. Queste le parole di don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera: «Noi siamo la memoria che cammina – afferma, riferendosi ai congiunti delle vittime -. e cammineremo per le vie Torino ancora una volta, insieme. Siamo la speranza che non si arrende».
Una città laboratorio
Un’assemblea e un corteo che ritornano in una città «che è un laboratorio, a metà tra una tradizione di accoglienza e inclusione sociale e un’economia post industriale, per cui ancora non si è trovata una risoluzione e che crea disuguaglianze feroci» asserisce la presidente di Libera Francesca Rispoli a La Stampa, per poi precisare: «La mafia si sviluppa dove le condizioni sociali ed economiche sono fragili. L’idea è accendere un faro sull’ambivalenza, così da poter espandere la zona di luce e togliere potere alla criminalità organizzata».
D’accordo anche il presidente dell’associazione Avviso Pubblico Roberto Montà: «L’obiettivo è far luce sul fenomeno della criminalità organizzata, che rischia di passare sottotraccia per via della diminuzione degli atti violenti». E sulla pericolosità del fenomeno interviene alla Cavallerizza anche il sindaco Stefano Lo Russo, che avverte:
La guardia non solo non va abbassata, ma alzata
specialmente «in territori che rappresentano terreno fertile per le mafie in cui infiltrarsi e da contaminare».
L’ombra del caso Delmastro
Dichiarazioni che arrivano proprio mentre in Piemonte esplode il “caso Delmastro”, che vede nella bufera il sottosegretario alla Giustizia per il coinvolgimento con una quota del 25% nella società “Le 5 Forchette srl”; insieme al sottosegretario, detenevano una partecipazione anche la vicepresidente della Regione Elena Chiorino, il segretario provinciale di FdI a Biella Cristiano Franceschini e il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà – tutti al 5% – e l’impiegata Donatella Pelle, con il 10%. Il restante cinquanta faceva capo a Miriam Caroccia, figlia di Mauro. Un nome, quest’ultimo, in relazione da circa un decennio con quello di Michele Senese, considerato uno dei principali esponenti della criminalità organizzata a Roma. Con la condanna in cassazione di Caroccia come prestanome del clan, tutti avevano poi ceduto le quote.
il caso
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Sulla vicenda si esprime cautamente la presidente Rispoli: «Chiunque fa politica ha una responsabilità moltiplicata. Chi sceglie di rivestire un ruolo politico e istituzionale deve farsi cento domande su ciò che sta facendo. E mentre gestisce la cosa pubblica, sarebbe opportuno che concentrasse le proprie energie a vantaggio di questa».
Le testimonianze dei familiari delle vittime di mafia
Durante l’incontro, però, non viene fatto alcun accenno al caso di cronaca. Si parla molto invece di legalità e diritto alla verità. Rivolgendosi alla platea dei familiari delle vittime Carla Rostagno, sorella del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, ucciso nel 1988 da Cosa nostra, dice che la presenza di così tanti congiunti «è come se avesse un doppio significato. Primo, un destino feroce che ci accomuna. L’altro, un segnale forte che riempie il vuoto che loro hanno lasciato».
Poi raccomanda: «Portate avanti l’impegno che loro hanno messo nella loro vita, pagando un prezzo altissimo».
Dal Duomo alla Mole: i momenti simbolici della giornata
Al termine dell’incontro, i partecipanti si spostano in Duomo. Prima della funzione presieduta dall’Arcivescovo di Torino Roberto Repole, viene letta da diverse persone una lunga lista di nomi di vittime di mafia. Poi il cardinale commenta verso le navate gremite: «Ascoltando tutti quei nomi, ho pensato che dietro ognuno c’erano desideri e sogni interrotti in modo iniquo. Dietro quei nomi ci sono i desideri e i sogni di tutti noi, di un’altra umanità, di un’altra storia».
In serata, la Mole si illumina per Libera. L’aveva annunciato Don Ciotti: «Si accende per noi». Alzando lo sguardo, si può leggere la scritta: «A tutte le vittime innocenti delle mafie va la nostra memoria e il nostro impegno».
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