Scatta la rivoluzione del fascicolo sanitario elettronico, cosa cambia per medici e pazienti

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Novità in arrivo per il fascicolo sanitario elettronico. Dal prossimo 31 marzo scatta l’ultima fase di attuazione in vista della scadenza di giugno, destinata a dare piena operatività al sistema. Ma restano ancora forti ritardi e divari a livello nazionale. Sia per i documenti resi disponibili dalle singole Regioni, sia per l’utilizzo da parte dei cittadini. Ma è uno strumento realmente utile per la propria salute? Vediamo, passo passo, tutte le novità e come conviene usarlo a proprio beneficio e senza correre rischi per la privacy.

Arriva il fascicolo sanitario elettronico 2.0

Il fascicolo sanitario elettronico è, come noto, uno dei traguardi del Pnnr nel quadro, più ampio, della digitalizzazione della sanità. La dotazione è stata di 610 milioni di euro: 300 distribuiti territorialmente per adeguare i sistemi regionali, il resto per la formazione delle competenze digitali dei professionisti sanitari. Che cosa cambia ora?

Entro il 31 marzo 2026, tutte le strutture sanitarie italiane pubbliche e private, grandi e piccole, ospedali e singoli studi professionali devono allinearsi al nuovo modello ed essere in grado di trasmettere i documenti sanitari nel formato standard comune. Qualsiasi referto, inoltre, dovrà essere inviato entro cinque giorni dall’erogazione della prestazione.

Altro punto riguarda il profilo sanitario sintetico (o “Patient Summary”): una “carta d’identità sanitaria”, con le informazioni essenziali sulla salute di ogni cittadino. Ebbene, questa scheda andrà compilata dal medico di famiglia (o dal pediatra nel caso di bambini) e, in caso di emergenze gravi, sarà consultabile dal Pronto soccorso anche senza il consenso dell’interessato.

Insomma, in vista della scadenza di fine giugno fissata dal Pnnr, il fascicolo sanitario elettronico entra nella vita degli italiani. Anche se non tutti, in realtà, sanno ancora di averne uno.

Stando ai dati del monitoraggio FSE di AgID, fermi al 30 settembre scorso, meno di un italiano su due ha espresso il consenso alla consultazione del suo fascicolo da parte dei medici e meno di 6,5 milioni (ovvero il 27% della popolazione) lo ha effettivamente utilizzato.

Per capire la portata del cambiamento, bisogna pensare alla situazione di partenza. Quanti di noi hanno dovuto conservare montagne di carta fra analisi e referti? Quanti hanno dovuto ripetere esami già fatti per un disturbo? Quanti si sono trovati ad affrontare un imprevisto in vacanza o in una trasferta di lavoro dovendo informare di allergie o altri problemi personali?

In estrema sintesi, il fascicolo raccoglie la storia clinica di ogni cittadino ovvero le informazioni e i documenti che lo riguardano, prodotti dal sistema sanitario nazionale. Quindi, sia di medici e operatori sanitari anche di strutture diverse (ASL, ospedali, medici di famiglia e pediatri, specialisti e così via) ma anche quelli di strutture sanitarie private. Che cosa si trova?

Il fascicolo sanitario personale contiene, costantemente aggiornati, i dati anagrafici, il medico di medicina generale di riferimento (e, in presenza di figli minori, anche il pediatra di libera scelta), le informazioni e i documenti sanitari rilasciati da qualsiasi struttura del servizio sanitario regionale e nazionale, sia pubblica sia privata.

Che cosa cambia per i pazienti

Il fascicolo sanitario è una sorta di “archivio” che raccoglie e conserva ogni informazione utile sullo stato di salute. Dagli eventi clinici più severi come un ricovero ospedaliero o un trattamento sanitario, ai sintomi apparentemente insignificanti come un capogiro improvviso o una fitta al petto.

Il sistema si alimenta in automatico e si aggiorna costantemente con i contenuti attinenti la salute dell’assistito. Ma all’utente è consentito anche di caricare in proprio la documentazione di strutture private, di specialisti non appartenenti al sistema sanitario pubblico o di un altro Paese dove si è soggiornato. In pratica, ciascuno può tenere traccia (comodamente da casa) della sua storia clinica. L’obiettivo è dotare ogni cittadino di una “memoria” dettagliata delle proprie condizioni fisiche e mentali per assicurare un quadro completo al medico in caso di disturbi. Il beneficio è evitare di ripetere analisi, esami e prestazioni già effettuati, risparmiarsi lunghe liste di attesa o una discreta spesa dal portafoglio.

Che cosa cambia per i medici: diagnosi e pronto soccorso

Per i medici, il vantaggio di visionare ogni evento clinico verificatosi nel passato del paziente o l’esito di eventuali esami già effettuati si traduce in meno accertamenti da fare, maggiore tempestività di diagnosi e terapia, taglio di costi sanitari.

Il nuovo decreto, inoltre, disciplina l’accesso al fascicolo sanitario elettronico in situazioni di emergenza. Ebbene, anche in presenza di limiti al consenso da parte del titolare, il medico di pronto soccorso potrà consultare almeno il cosiddetto “ profilo sanitario sintetico” cioè la sintesi dello stato di salute. In tal modo, potrà apprendere se il paziente che si trova sulla barella è cardiopatico o diabetico o allergico a farmaci in modo da intervenire in modo tempestivo e più efficace. Sarà il medico di base a dover compilare, sempre entro il 31 marzo, questo profilo generale e a tenerlo aggiornato.

Che cosa cambia per le strutture: i nuovi adempimenti

Anche le strutture sanitarie private sono tenute a garantire la disponibilità dei dati clinici dei pazienti in tempo reale. Finora, l’obbligo riguardava solo quelle convenzionate con il sistema sanitario nazionale. Ma, con il nuovo modello, tutti i soggetti che erogano prestazioni sanitarie – compresi i libero professionisti e i privati non convenzionati – devono adeguarsi e accreditarsi.

Questo vuol dire che i documenti clinici dovranno essere prodotti nel formato standardizzato comune (che, per l’assistito, risulterà un pdf) e firmati digitalmente, prima di essere trasmessi al portale regionale del fascicolo sanitario elettronico. In tal modo, saranno tutti “omogenei”. Chi deve mettersi in linea?

Il nuovo adempimento, entro il 31 marzo 2026, coinvolge poliambulatori e centri medici privati (anche in regime di solvenza), studi odontoiatrici e fisioterapici, laboratori di analisi e cliniche private, qualsiasi struttura sanitaria che produca referti, lettere di dimissione, verbali di pronto soccorso. Nella pratica, le strutture sanitarie private devono, innanzitutto, registrarsi presso la propria Regione e ottenere le credenziali di accesso, verificare che ogni specialista sia dotato di firma digitale e assicurarsi che l’infrastruttura sia in grado di produrre documenti nel formato standard richiesto e di inviarli nel rispetto dei vincoli di privacy e sicurezza.

Accesso al fascicolo e delega

Come accedere al proprio fascicolo sanitario elettronico? Ebbene, non esiste un unico fascicolo a livello nazionale. Quindi, per un cittadino la via più facile è andare sul portale dedicato (https://www.fascicolosanitario.gov.it/portale/accedi-al-fascicolo) e cliccare sulla propria Regione di residenza. Una volta sulla piattaforma del fascicolo sanitario regionale, conviene verificare se esiste l’app da scaricare sul proprio smartphone (alcune Regioni l’hanno sviluppata).

L’accesso al proprio FSE avviene tramite i sistemi d’identità digitale ovvero Spid, Cie o tessera sanitaria. Ma il titolare può delegare altri al posto suo (fino a un massimo di cinque). In questo caso, va compilato l’apposito modulo per indicare la persona di fiducia, cui spetterà anche la gestione dei consensi (ovvero a chi dare l’autorizzazione di consultare il fascicolo del titolare).

Per i soggetti sottoposti alle forme di tutela del codice civile, il permesso è espresso da chi esercita i poteri di rappresentanza (se attribuiti dall’Autorità Giudiziaria). Per i minorenni, l’accesso e la gestione del fascicolo sanitario (incluso il permesso a visionarlo) spetta ai genitori o ai soggetti con la responsabilità genitoriale (lo stesso vale per tutori, amministratori di sostegno, curatori di una persona). Solo alla maggiore età, il diciottenne potrà prendere possesso del suo fascicolo sanitario e confermare il suo consenso alla consultazione con un’espressa manifestazione di volontà.

Va sottolineato che l’accesso è sempre proibito a chi non ha finalità di cura, anche se opera in ambito sanitario. Dunque, sono escluse dalla consultazione associazioni e organizzazioni scientifiche, organismi amministrativi ma anche periti e compagnie di assicurazioni. Ingresso vietato anche a datori di lavoro e al personale medico nell’esercizio di attività medico-legale, compresa quella di accertamento dell’idoneità lavorativa o per il rilascio di certificazioni ai fini di permessi o abilitazioni. Ma che cosa si trova all’interno del proprio fascicolo sanitario?

Quali documenti e servizi sono oggi disponibili

I documenti oggi previsti dalle norme sono 21. Oltre ai dati identificativi e amministrativi (esenzioni per reddito o patologia, contatti e deleghe), ci sono: referti di laboratorio, referti di radiologia, referti di specialistica ambulatoriale, referti di anatomia patologica, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissione ospedaliera, profilo sanitario sintetico, prescrizioni farmaceutiche, prescrizioni di specialistica ambulatoriale, cartelle cliniche, erogazioni di farmaci a carico del SSN e non a carico, schede di singola vaccinazione, certificato sullo stato vaccinale, erogazione di prestazioni di assistenza specialistica, lettere di invito per screening, vaccinazione o altri percorsi di prevenzione, tessere di portatore di impianto. Infine, il taccuino personale dell’assistito.

Ogni territorio, però, può integrare con altre tipologie di documenti: per esempio, già ora in Lombardia, Trentino, Molise, Puglia e Sicilia, si può avere un certificato di malattia. Ma, per esempio, solo Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta rendono oggi disponibile il “bilancio di salute” ovvero il monitoraggio della crescita e sviluppo dei bebè.

Il livello di copertura, però, può variare molto non solo fra regioni ma anche fra aziende sanitarie e fra le strutture di una stessa azienda sanitaria.

I sistemi, infatti, sono nati in momenti diversi e si sono sviluppati nel tempo in maniera molto difforme a livello territoriale. Anche sotto il profilo tecnologico e digitale.

Sempre in base all’ultimo monitoraggio FSE, tutte le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, hanno già reso disponibili sette documenti: prescrizione ed erogazione dei farmaci a carico del sistema sanitario nazionale (“ricetta digitale”), referto di laboratorio e di radiologia, referto specialistico ambulatoriale, prescrizione di visita specialistica, verbale di pronto soccorso. Ma, per esempio, non sono a disposizione ovunque altri documenti rilevanti come la cartella clinica o la lettera per invitare il cittadino a screening e altri esami di prevenzione.

Passando ai servizi, solo nove Regioni consentono di consultare le liste d’attesa e appena quattro garantiscono la prenotazione di una televisita. La Toscana è l’unica a offrire la richiesta di trasporto per servizio sanitario mentre solo in Liguria si può contattare il servizio “Pronto badante”. Un divario digitale che rischia di aumentare quello reale?

«Le criticità principali odierne riguardano anzitutto la forte eterogeneità tra le Regioni, sia sul piano delle infrastrutture tecnologiche sia su quello dell’effettivo utilizzo del fascicolo sanitario elettronico» sottolinea Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe. «Non è sufficiente renderlo disponibile: deve essere alimentato in modo completo e continuo da tutti gli attori del sistema. Un secondo nodo è la scarsa interoperabilità tra sistemi informativi, ancora frammentati, che limita la circolazione dei dati. Infine, resta cruciale il coinvolgimento di professionisti sanitari e cittadini: senza un utilizzo quotidiano e diffuso nella pratica clinica e senza il consenso alla consultazione, il fascicolo rischia di rimanere uno strumento formale».

Dal Dipartimento per la trasformazione digitale si evidenzia che «i divari regionali sono affrontati con un approccio strutturale che ha già visto investimenti per 300 milioni di euro mentre per i cittadini, oltre alla campagna informativa nazionale lanciata poche settimane fa per aumentare consapevolezza e fiducia, l’utilizzo del fascicolo sanitario elettronico è accompagnato in diversi modi: per esempio, con i 4 mila “Punti digitale facile” che offrono supporto e assistenza gratuita sul territorio alle fasce meno digitalizzate e hanno raggiunto già l’obiettivo Pnnr di due milioni di cittadini formati». Insomma, c’è ancora molto lavoro da fare.

«Serve un primo accesso ed è necessario gestire i consensi per attivare l’uso da parte dei medici», chiarisce Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano. «È un work-in-progress ma è fondamentale informare bene i cittadini. Sarebbe opportuno farlo con i medici di base e le farmacie, i più vicini agli assistiti. Solo se i diretti interessati percepiranno i reali benefici e l’utilità del fascicolo sanitario per la salute e la prevenzione, ci sarà l’effettivo cambiamento».

Il taccuino personale riservato

All’interno del fascicolo, inoltre, è prevista una sezione riservata che ogni assistito può gestire per conto suo. In che modo? L’utente può decidere di caricare eventuali eventi clinici o documenti sanitari riferiti a prestazioni erogate, anche al di fuori del servizio sanitario nazionale, in tempi più lontani (la data spartiacque è prima del 18 maggio 2020). Ma, soprattutto, l’assistito può annotare qui, giorno per giorno, qualsiasi episodio utile: misurazioni di parametri di monitoraggio quali pressione, glicemia o altro. E ancora: appunti sullo stato di salute e lo stile di vita come l’alimentazione, le abitudini e l’attività fisica praticata. In quest’area privata, si possono far confluire anche informazioni di dispositivi medici e “wearable” indossati. Inoltre, è possibile segnare eventi insoliti, anche transitori: vertigini, improvviso calo di peso, disturbi del sonno, stato febbrile, palpitazioni. Sintomi che possono essere di nessuna rilevanza ma, in caso di problemi successivi, supportano il medico per una diagnosi più rapida.

È importante sottolineare che è sempre l’assistito a scegliere se rendere visibili al medico curante i dati annotati in questo “diario” oppure se conservarli come “promemoria” personale segreto. Parimenti, in qualsiasi momento, il titolare può modificare e anche eliminare eventuali informazioni o documenti caricati in quest’area e condivisi.

Pagamenti, prenotazioni e consultazioni

Eccetto in Sicilia, è operativo in tutte le Regioni e nelle due Province autonome di Trento e Bolzano anche il pagamento di ticket e prestazioni. Questo significa che è possibile fare l’eventuale versamento online, senza recarsi di persona. La funzione nel fascicolo sanitario elettronico, alla voce “pagamento online”, offre diverse opzioni di pagamento elettronico (bancomat o carta di credito), in genere senza costo di commissione oppure tramite PagoPa. Pagare in anticipo consente di evitare code e di conservare ricevute o fatture valide per la detrazione fiscale. Anche le prenotazioni dei servizi del sistema sanitario nazionale

Come cambiare il medico di base

Stando al monitoraggio FSE su dati regionali al 30 settembre 2025, tutte le Regioni prese in esame, insieme alle due Province autonome di Trento e Bolzano, hanno già attiva la scelta e la revoca del medico di base. Dunque, in caso di ripensamento, un assistito può effettuare il cambio del medico di famiglia comodamente da casa, scegliendo un altro nominativo fra quelli indicati “disponibili” per la rispettiva residenza. In Emilia-Romagna, per esempio, fra le prime a rendere disponibile questa funzione nel fascicolo sanitario elettronico, hanno sostituito il proprio medico online ben 13 mila pazienti in appena un semestre.

La privacy: opposizione, consenso, anonimato, revoca

Uno dei punti più sensibili per i cittadini è il rispetto della propria privacy. Tenuto conto che si parla di salute, è opportuno ricordare che i dati personali che rivelano lo stato di salute (fisica o mentale) di una persona fisica, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria, sono catalogati come “sensibili”. Dunque, ai fini delle norme vigenti, sono soggetti a trattamento speciale e si applica una “protezione rafforzata”.

Il regolamento europeo stabilisce un generale divieto di trattamento dei dati relativi alla salute eccetto per finalità di cura, motivi di interesse pubblico o di finalità di governo, ricerca nel pubblico interesse. Tradotto: è vietata la diffusione di qualsiasi informazione sulla salute passata, presente e futura di una persona fisica. Per esempio, dati di esami e controlli fatti, dati genetici e campioni biologici, malattie o anche solo rischi di svilupparle, eventuali disabilità, trattamenti a cui l’assistito è stato sottoposto.

I soggetti che, per legge, possono trattare questi dati sanitari sono solo quelli che esercitano la professione sanitaria (medici, odontoiatri, psicologi, infermieri, fisioterapisti e specialisti di terapie riabilitative, tecnici diagnostici) e gli organismi sanitari stessi (Asl, ospedali e così via). Ma questi sono responsabili del loro trattamento e tenuti a farlo nel rispetto del segreto professionale.

Venendo al fascicolo sanitario elettronico, in una prima fase, è stato possibile esercitare il diritto di opposizione all’uso dei dati. In pratica, i cittadini hanno avuto modo di revocare il consenso all’inserimento di dati e documenti sanitari personali antecedenti al 19 maggio 2020.

Tale iter ha reso possibile bloccare il caricamento automatico di qualsiasi informazione sulla salute personale compresa fra il 2012 e il 2020 (i dati precedenti non sono stati digitalizzati). La scadenza per farlo era il 30 giugno 2024, poi prolungata riaprendo una seconda finestra di un mese fra novembre e dicembre dello stesso anno. Quanti si sono avvalsi di questa possibilità? Il numero ufficiale dei “no-fascicolo” stima circa 284 mila cittadini.

È bene sapere che, oggi, solo due categorie possono ancora opporsi al meccanismo automatico: i neo maggiorenni, entro 30 giorni dal compimento del diciottesimo anno di età e quanti non erano assistiti dal servizio sanitario nazionale (soggetti stranieri temporanei) o non avevano revocato l’opposizione al pregresso (italiani residenti all’estero). In questo caso, la scelta va espressa entro 30 giorni dall’attivazione (o riattivazione) dell’assistenza al servizio sanitario nazionale.

A tutti gli altri, ovvero alla quasi totalità della popolazione in Italia, è stato applicato il cosiddetto “silenzio-assenso”. Dunque, il pregresso è stato caricato nel fascicolo sanitario elettronico personale. Ma attenzione: la privacy sarà sempre sotto controllo dell’interessato.

Sulla base della normativa, infatti, il fascicolo si alimenta in automatico e si aggiorna, di volta in volta, con le prestazioni erogate ma solo l’assistito potrà consultare i dati, decidere quali rendere visibili e chi autorizzare alla visione. Dunque, in qualsiasi momento, accedendo al proprio fascicolo è possibile oscurare uno, più o tutti i contenuti presenti.

Esprimendo i consensi alla consultazione, invece, si autorizza la consultazione del fascicolo per le finalità di cura, prevenzione e profilassi. I soggetti ammessi sono: il medico di famiglia e l’eventuale pediatra di libera scelta per tutta la durata dell’assistenza, qualsiasi altro medico che assiste il paziente limitatamente al tempo di cura. E ancora: l’ostetrica, l’infermiere, il farmacista, il personale amministrativo ma solo per le informazioni amministrative strettamente necessarie. Possono essere autorizzati dall’assistito anche i soggetti del servizio sanitario nazionale e dei servizi sociosanitari regionali, gli uffici competenti della Regione e del ministero della Salute.

Va sottolineato che il titolare del fascicolo, in qualsiasi momento, può dare il consenso alla consultazione ma anche modificare le indicazioni espresse. Per esempio, cambiare chi può avere visione delle informazioni o anche quali contenuti lasciare consultabili o no. Questo non inficia l’erogazione delle prestazioni fornite e dei servizi sociosanitari.

In qualsiasi momento, si può procedere alla revoca del consenso concesso per la consultazione del fascicolo. In tal caso, si disabilita l’accesso ai dati e ai documenti presenti ai soggetti autorizzati (professionisti e assistenti socio-sanitari) e, solo con una nuova prestazione del consenso, si riabilita il permesso e il fascicolo sarà di nuovo consultabile.

È bene sapere che l’assistito può controllare chi è entrato nel suo fascicolo sanitario, sia per attività di consultazione sia di alimentazione.

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