Tradito da uno sputo, così hanno incastrato il bombarolo anarchico

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Un Dna rimasto ignoto per anni. Isolato e repertato su un plico esplosivo spedito alla Ladisa Ristorazioni l’8 marzo 2016 all’epoca titolare del maxiappalto per fornire i pasti agli ospiti trattenuti nel Cpr di Torino e attribuito tre anni al «bombarolo» dell’anarchia torinese grazie all’ingegno di un investigatore. L’ordigno fu recapitato nella sede della Igeam, via Benaglia, Roma e ritirato dalla custode dello stabile. Ventuno grammi di materiale esplosivo combinato con perclorato di potassio, zolfo ed alluminio. In mezzo, scaglie di vetro e un sistema di attivazione formato da una batteria da 9 volt con innesco generato da una lampadina alogena.

Quella traccia biologica dai marcatori genetici limpidi e definiti non faceva «match» con nessuna di quelle custodite negli archivi della polizia di Stato. Il plico esplosivo invece faceva parte di una numerosa «famiglia» di spedizioni legate alla campagna di contestazione avviata negli anni scorsi dai gruppi anarchici contro società ed enti fornitori di beni e servizi all’allora centro di permanenza ed espulsione. Le rivendicazioni sono note e agli atti di più inchieste sulla galassia anarchica di Torino: «I Cie si chiudono con il fuoco. I Cie sono ogni ditta, ogni ente o persona che collabora con la sofferenza e la reclusione dei senza documenti» scrivevano.

Ma di quel Dna all’epoca non si sapeva nulla. Ragionamenti, sospetti fino alla svolta nata dall’ingegno investigativo. Quel profilo genetico appartiene a Giuseppe Sciacca all’epoca accusato di associazione eversiva. Il match 100% è emerso dalla comparazione con la saliva dell’imputato che in un corteo del marzo 2019 a Torino ha sputato – letteralmente – su una foglia raccolta per terra dagli investigatori nel corso di una manifestazione dalla quale è stato estratto il suo profilo genetico. Bingo.

Lo hanno arrestato il 21 marzo a Catania. Viveva da alcuni mesi stabilmente a Roma e aveva deciso di rientrare nel capoluogo etneo per far visita ai genitori. Nel frattempo, la condanna per quel pacco-bomba (erano contestati altri sei invii ad altrettanti bersagli) è diventata definitiva il 4 giugno 2025. Un percorso processuale coerente. E così la Procura Generale di Torino guidata da Lucia Musti ha firmato un ordine di carcerazione. Le accuse: fabbricazione, detenzione e porto in luogo pubblico di un congegno potenzialmente micidiale. Il resto lo ha fatto la Digos di Catania.

Il profilo di Sciacca è articolato: si è distinto nel tempo per numerose azioni anche su scenari internazionali con episodi registrati in Spagna e Francia. Nel 2004 lancia di due bottiglie incendiarie contro il portone della stazione dei carabinieri di piazza Dante a Catania. Viene fermato per atti di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi. Nel 2008 viene arrestato per il lancio di ordigni esplosivi ai danni della sede della polizia municipale di Parma. Nel 2019 di nuovo in carcere per quell’errore fatale. Fu arrestato a Verona a novembre e fu quello l’ultimo frame dell’indagine della Digos ribattezzata «Scintilla» che mesi prima aveva portato alla chiusura del centro sociale occupato nell’asilo Principe di Napoli di via Alessandria 10, Torino.

Tra il 2021 e il 2023 si è distinto come attivista dell’area anarchica-antagonista in Spagna. Denunce su denunce. Ad aprile 2021, negli immobili occupati anche da lui a Barcellona venivano rinvenuti ordigni esplosivi e incendiari «ed emergeva – spiega la procura generale di Torino – il suo ruolo di rilievo nel sodalizio anarchico locale» guadagnandosi un mandato di arresto eseguito al valico di frontiera di La Junquera. Liberato nel 2023 si è visto tornare addosso quel Dna ignoto. Pensava di averla fatta franca e invece no. Capolinea.


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