La portaerei Uss Ford, danneggiata da un incendio nella lavanderia, sarà fuori uso per alcune settimane. Per sopperire, la Uss Bush, l’ultima arrivata, partirà a breve per il Medio Oriente. Resta il fatto che su 11 giganti del mare americani solo due sono al momento disponibili, più altri due in pronta riserva in caso di emergenza. Sull’incidente della Ford si sono scatenate sui social le dietrologie, con i filoiraniani a sostegno della tesi che in realtà fosse stata colpita. Un grande amante dei social e delle dietrologie, Donald Trump, ha alla fine, venerdì, dato la versione ufficiale. “Era l’una del mattino, decollava un aereo ogni 32 secondi, era un allarme continuo, attaccavano la più grande portaerei del mondo da 17 angolazioni, siamo corsi via per salvare le nostre vite”. Non è chiaro dalle dichiarazioni del presidente americano se la Ford sia stata davvero colpita, e se si riferisse a quella unità o all’altra portaerei in missione, la Lincoln. Il Pentagono non ha mai confermato colpi diretti a una delle sue navi. Ma le dichiarazioni di Trump aggiungono una cortina fumogena ulteriore alla nebbia che avvolge le operazioni militari.
Una sola verità pare emergere con una certa chiarezza. Rispetto alle due precedenti guerre del Golfo, rispetto alle operazioni speciali antiterrorismo in Afghanistan, Siria, Iraq, Yemen eccetera, questa volta gli Stati Uniti si trovano di fronte a un nemico che può colpirli. I due raid missilistici sulla base saudita Prince Sultan, vicino a Riad, che gli Usa utilizzano come centro logistico, soprattutto per gli aerei cisterna che riforniscono i jet in volo, sono un chiaro esempio. L’altro è la distruzione dei radar di primo allarme, come quello nella base qatarina di Al-Udeid, un asset costoso e strategico: ce ne sono soltanto sei al mondo. Oppure il radar di un sistema antiaereo Thaad in Giordania, anche quello difficile da sostituire. Il Pentagono ne ha a disposizione tredici in tutto. L’accanimento contro i radar, in particolare quelli a banda X, ha permesso all’Iran di aprirsi la strada ad attacchi più in profondità. Quel tipo di radar serve soprattutto a distinguere le vere testate da quelle usate come esca, e a far risparmiare missili difensivi come i Patriot. La terza guerra del Golfo è quindi asimmetrica fino a un certo punto. Con l’aiuto di Russia e Cina, dei loro satelliti e sistemi di comunicazione, i Pasdaran l’hanno portata su un altro livello. Non di parità. Ma di contestazione dello spazio aereo e navale, una cosa mai vista negli ultimi ottant’anni.
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