Cos’è il gruppo suprematista “Werwolf Division” che nel 2024 mise nel mirino anche Giorgia Meloni

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All’alba di oggi, a Perugia, un diciassettenne pescarese è stato fermato con un’accusa pesantissima: progettava di fare una strage in una scuola. L’ispirazione era il massacro della Columbine High School, dove due ragazzi aprirono il fuoco nel loro liceo uccidendo 13 persone.

Un caso molto simile a quanto accaduto nel febbraio dello scorso anno a Bolzano, dove un 15enne fu arrestato per terrorismo suprematista. Nel caso di Perugia, il diciassettenne era nodo di una rete globale ben precisa: la Werwolf Division. Un gruppo suprematista, neonazista e accelerazionista che trasforma i minorenni in potenziali terroristi attraverso Telegram e le piattaforme di gaming.

La pianificazione del diciassettenne pescarese era arrivata a uno stadio avanzato: istruzioni per produrre il Tatp – il micidiale esplosivo usato nelle stragi di Parigi e Bruxelles, noto come la “Madre di Satana” – e manuali per fabbricare armi con stampanti 3D. L’obiettivo era il 20 aprile, anniversario della strage della Columbine High School. La celebrazione di un’estetica dell’orrore che si mescola alla propaganda sulla superiorità della razza ariana e alla glorificazione di stragisti come Brenton Tarrant e Anders Breivik – rispettivamente responsabili delle stragi di Christchurch e di Utoya e Oslo – elevati a “santi” nelle chat di gruppo.

Il richiamo storico è esplicito: “Werwolf”, il lupo mannaro, come le unità di guerriglia nazista che Heinrich Himmler schierò nel 1944 per l’ultimo, disperato sabotaggio contro gli Alleati. Ma nel 2026 la battaglia si è spostata nei canali criptati e nei forum suprematisti. Che il gruppo facesse sul serio, o almeno cercasse di dimostrarlo, lo dicono alcune indagini di fine 2024. Allora, tra i bersagli della rete neonazista era finita persino la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, liquidata nelle chat come una «fascista che perseguita i fascisti», con tanto di sopralluoghi documentati nei pressi di Palazzo Chigi. Nel mirino era finito anche un economista del World Economic Forum, simbolo dell’ordine mondiale da abbattere. Quell’inchiesta si chiuse con 12 arresti e un elenco di accuse che fotografa la nuova minaccia: associazione con finalità di terrorismo, istigazione alla discriminazione razziale e detenzione illegale di armi.

«Non parliamo di organizzazioni strutturate come Forza Nuova o CasaPound», spiega Antonio Pellegrino, autore del libro “Idioti dell’orrore. Indagini su stragisti di massa e subculture digitali”. «Si tratta piuttosto di gruppi di ragazzi fomentati – continua Pellegrino – che proliferano online e che riescono a creare piccole cellule nei vari Paesi». In Inghilterra, su piattaforme come Roblox o via Telegram, questi gruppi non si limitano a reclutare ragazzi per una militanza classica. «La differenza fondamentale – spiega Pellegrino – è che li usano come “agenti dormienti”. Li spingono a compiere atti violenti o destabilizzanti: dalle aggressioni ai genitori alle rapine, fino ai piani di omicidio».

Il legame tra strage scolastica e terrorismo politico sta proprio nell’idea di compiere un atto estremamente violento capace di destabilizzare l’opinione pubblica. «Basti pensare all’americana Bowl Patrol, un’organizzazione che utilizzava esplicitamente lo school shooting come strumento per raggiungere obiettivi ideologici e radicalizzare nuovi adepti – spiega Pellegrino – Lì è nato un sistema che diffonde “iconografie” dei terroristi simili a santini religiosi. Il meccanismo è inglobare terroristi politici e mass shooter senza motivazioni politiche in un’unica narrazione per spingere altri ragazzi all’azione».

Ma cosa spinge un adolescente a cercare di creare la “Madre di Satana”? Il confine tra il disagio personale e la radicalizzazione è sempre più labile. «Ad esempio, persone come Tarrant o Earnest (il secondo fu autore nel 2019 della sparatoria nella sinagoga di San Diego, ndr.) – spiega Pellegrino – non erano militanti attivi. Gli ambienti di partenza sono i soliti: forum, 4chan, Telegram. Tutti cercano una giustificazione al gesto violento: il bullismo o il sentirsi emarginati. Ma nel caso dei neonazisti questa violenza viene reinterpretata come una missione politica».

Questo passaggio cambia radicalmente la pericolosità del soggetto. «Aggiungendo la dimensione politica succedono due cose – continua l’esperto – da un lato si crea un senso di gruppo, quindi il fenomeno è meno isolato. Dall’altro aumenta la probabilità di una radicalizzazione guidata. Se un ragazzo finisce in una chat dove si parla di “genocidio bianco”, è esposto a un’influenza più strutturata».

Eppure, bisogna stare attenti a non sovrastimare la forza militare di questi gruppi. «Spesso queste reti sono in parte costruzioni mitizzate, alimentate da persone che vogliono dare l’impressione di appartenere a qualcosa di più grande – conclude Pellegrino – Resta però il fatto che queste reti ideologiche influenzano. Non c’è più solo il ragazzo isolato che agisce per narcisismo, come nel caso di Trescore Balneario. Qui entra in contatto con una rete che condivide un progetto eversivo reale».

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